Ci sono dischi che sorprendono per la scelta dei brani, altri per la qualità delle interpretazioni. Strange Smile, del Reunion Trio, riesce in qualcosa di più: prende composizioni lontane tra loro per epoca, stile e provenienza e le trasforma in un racconto musicale sorprendentemente unitario.
Pubblicato dall’etichetta indipendente Wow Records, Strange Smile è disponibile da giovedì 29 ottobre 2026, sia in copia fisica sia in formato digitale sulle principali piattaforme musicali. È il nuovo lavoro del Reunion Trio, formazione composta da Giovanni Benvenuti al sax tenore, Francesco Pierotti al contrabbasso e Fabio D’Isanto alla batteria. Una formazione essenziale, senza pianoforte, nella quale i tre strumenti si scambiano continuamente ruoli e iniziative. Il sax guida, ma non domina; il contrabbasso non si limita ad accompagnare e la batteria partecipa attivamente alla costruzione dei brani.
La scaletta comprende sette composizioni che attraversano mondi diversi: da Cole Porter a Charlie Parker, da John Coltrane a Lee Morgan, passando per una melodia popolare svedese, Bill Frisell e un classico della canzone americana. Un repertorio eterogeneo, che potrebbe facilmente trasformarsi in una semplice raccolta di riletture. È invece proprio la capacità di dare a tutto questo materiale una voce comune a rendere il disco interessante.
All of You
Il viaggio comincia con All of You, composizione di Cole Porter del 1954, diventata celebre anche grazie al musical Silk Stockings.
La batteria apre con un andamento sincopato, sostenuto dal contrabbasso. Su questa trama si inserisce il sax, morbido e suadente, che restituisce subito il fascino di un grande standard. L’ascolto evoca quasi spontaneamente una serata autunnale a New York: le luci della città, le strade umide, un locale jazz nel quale fermarsi.
Il contrabbasso conquista poi il centro della scena con un bell’assolo, mentre la batteria continua a punteggiare il ritmo con piccoli tocchi. Alcuni sembrano quasi il tintinnio di bicchieri sul bancone di un bar. Un’apertura elegante, che introduce con naturalezza il carattere del disco.
Dear Old Stockholm
Con Dear Old Stockholm ci si sposta verso una melodia tradizionale svedese, conosciuta anche come Ack Värmeland, du sköna, entrata da tempo nel repertorio jazz.
Qui è soprattutto la batteria a catturare l’attenzione. Le spazzole sul rullante disegnano un movimento curioso, quasi una locomotiva un po’ ubriaca: avanza, oscilla, sembra perdere per un istante la direzione, ma ritrova sempre il proprio passo.
Il sax tenore fraseggia con eleganza sopra questo andamento. A un certo punto sembra rimanere soltanto la locomotiva, con il suo ritmo inconfondibile; poi il sax rientra, riprende il discorso e lancia anche qualche accento più acuto. La melodia assume così un carattere quasi danzante, con qualcosa che ricorda una danza gitana.
Klactoveedsedstene
Con Klactoveedsedstene di Charlie Parker si entra nel territorio del bebop. Il brano, registrato nel 1947, appartiene a una stagione fondamentale della storia del jazz, quando il linguaggio musicale diventava sempre più libero, articolato e imprevedibile.
L’inizio è affidato all’intreccio dei tre strumenti, quasi un breve passaggio corale. Poi la batteria prende spazio e il contrabbasso la segue. Tra Pierotti e D’Isanto nasce un confronto serrato: i due si rincorrono e si rilanciano, costruendo una trama ritmica sempre più intensa.
Quando il sax ritorna, intorno alla metà del brano, assume progressivamente la guida. Il contrabbasso sembra talvolta inseguirne le frasi, altre volte si unisce alla batteria in un movimento continuo e incalzante. È uno dei momenti in cui emerge con maggiore chiarezza l’intesa del trio: tre musicisti che non si limitano a eseguire le proprie parti, ma costruiscono insieme un unico discorso.
Strange Meeting
Con Strange Meeting, composizione di Bill Frisell, il clima cambia radicalmente. I ritmi rallentano e la batteria introduce il brano con un tocco quasi impressionistico. Il sax entra dolcemente, lasciando respirare la melodia.
Il contrabbasso di Pierotti acquista una dimensione quasi fisica. Viene spontaneo immaginare il musicista piegato sullo strumento, concentrato, mentre cerca le note una dopo l’altra e le fa vibrare con intensità. A tratti sembra rimanere solo, con il vibrato che rende ogni nota particolarmente espressiva.
Poi arriva il sax, luminoso, morbido, suadente. Il suo ingresso cambia la prospettiva senza spezzare l’intimità del brano. C’è qualcosa di romantico, persino sensuale, in questa interpretazione: viene quasi da immaginare una serata a due, quando le parole diventano superflue e la musica prende il loro posto.
Syeeda’s Song Flute
Con Syeeda’s Song Flute di John Coltrane si torna a un jazz più dinamico. Il brano, pubblicato nell’album Giant Steps, ha un andamento vivace e un tema immediatamente riconoscibile.
L’attacco ha qualcosa di marziale, quasi una piccola marcia. Il sax propone frasi brevi e scandite, che sembrano il cinguettio di un uccellino: piccoli gruppi di note che si ripetono, si interrompono e ripartono.
Il contrabbasso si muove intanto lungo scale ascendenti e discendenti, spingendosi talvolta anche verso registri più acuti, fino a ritagliarsi un bell’assolo. Il sax continua a punteggiare il brano con le sue brevi frasi, quasi a commentare il percorso del contrabbasso, prima che il tema iniziale ritorni a ricomporre il quadro.
Una rilettura vivace, nella quale la complessità della scrittura di Coltrane convive con una piacevole leggerezza.
The Sidewinder
Con The Sidewinder di Lee Morgan, uno dei brani più celebri del soul jazz e del boogaloo, l’atmosfera diventa decisamente più solare. Registrato nel 1963 e pubblicato l’anno successivo, il pezzo è diventato uno dei grandi successi del jazz degli anni Sessanta.
La versione del Reunion Trio ne conserva il carattere fresco, allegro e trascinante. Il tema è immediatamente riconoscibile e il sax lo riprende più volte, quasi insistentemente, fino a creare un effetto ipnotico. Su questa ripetizione si innestano le variazioni e le improvvisazioni, mentre la sezione ritmica mantiene viva l’energia del brano.
Dopo le atmosfere più raccolte dei pezzi precedenti, The Sidewinder porta una ventata di freschezza. È una parentesi giocosa e coinvolgente, che conferma la versatilità del trio.
When You’re Smiling
A chiudere il disco è When You’re Smiling, celebre canzone americana del 1928, scritta da Larry Shay, Mark Fisher e Joe Goodwin e resa popolare anche grazie a Louis Armstrong.
Il sax di Benvenuti interpreta la melodia con una naturalezza che ricorda quasi la voce di una cantante jazz. Il fraseggio è morbido, cantabile, capace di restituire tutto il fascino della composizione.
Sotto, contrabbasso e batteria costruiscono una trama ritmica più nervosa, che sostiene la melodia senza appesantirla. Il sax, dopo aver esposto il tema con un andamento quasi vocale, prende il volo e si apre all’improvvisazione.
Segue un intermezzo affidato al contrabbasso, che rimane solo per qualche momento, giocando con le note e con piccoli scivolamenti sonori. Quando il sax ritorna, riprende la melodia con la stessa naturalezza dell’inizio, quasi tornando a cantare.
Una chiusura particolarmente riuscita: il disco termina con una canzone che sembra sorridere all’ascoltatore, lasciando una sensazione di leggerezza.
Sette brani, una sola voce
La sorpresa più grande di Strange Smile sta nella sua capacità di tenere insieme mondi musicali molto diversi. I sette brani attraversano epoche, linguaggi e tradizioni lontane: standard, bebop, soul jazz e melodie popolari. Eppure, ascoltandoli uno dopo l’altro, non si ha mai l’impressione di trovarsi davanti a una semplice raccolta di riletture.
Il Reunion Trio riesce a ricondurre questa varietà a una visione comune, dando a ogni composizione una fisionomia nuova senza cancellarne la storia. I brani sembrano così perdere, almeno in parte, la loro distanza originaria per diventare capitoli di un unico racconto.
È questo l’aspetto più sorprendente del disco: pur partendo da materiali conosciuti, il risultato appare originale, moderno, quasi autonomo rispetto ai modelli di partenza. Non un semplice omaggio al passato, ma un lavoro che utilizza la tradizione per affermare una propria identità.
La formazione essenziale mette in risalto l’intesa tra i tre musicisti. I ruoli cambiano continuamente, gli strumenti si cercano e si rilanciano, lasciando spazio a momenti solistici senza perdere mai il senso dell’insieme.
Strange Smile convince proprio per questo equilibrio: sette brani, sette storie differenti, ma una sola voce. Quella di un trio che dimostra come la tradizione jazzistica possa essere ancora materia viva, capace di rinnovarsi e parlare al presente.

Strange Smile | Reunion Trio
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All of You – Cole Porter
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Dear Old Stockholm – Traditional
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Klactoveedsedstene – Charlie Parker
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Strange Meeting – Bill Frisell
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Syeeda’s Song Flute – John Coltrane
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The Sidewinder – Lee Morgan
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When You’re Smiling – Larry Shay, Mark Fisher, Joe Goodwin
Line-up – Reunion Trio
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Giovanni Benvenuti – sax tenore
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Francesco Pierotti – contrabbasso
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Fabio D’Isanto – batteria
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