Quando un’eredità divide una famiglia, beni e denaro rappresentano soltanto la parte visibile del lascito. Le decisioni prese senza coinvolgere chi ne subirà le conseguenze, le verità taciute per anni e le volontà disattese continuano a incidere sui rapporti anche quando la successione è formalmente conclusa, perché insieme al patrimonio vengono trasmessi da una generazione all’altra silenzi, paure, conflitti irrisolti e responsabilità che nessun testamento registra.
Il nuovo singolo di Vi Skin, “SCUSA (Album Version)”, racconta il tradimento che può consumarsi proprio tra le persone alle quali abbiamo consegnato la parte più indifesa di noi: quella che non pensa di doversi proteggere, perché si sente amata.
Partendo da una vicenda familiare, la cantautrice ciociara osserva che cosa accade alla fiducia quando una verità scoperta anni dopo modifica anche il significato del passato. “Scusa” è la parola che avrebbe potuto aprire un confronto e riconoscere le conseguenze di quanto accaduto, ma, al suo posto, sono rimaste domande che l’artista ha racchiuso in una canzone:
«SCUSA (Album Version) – dichiara – nasce dal bisogno di dare voce a tutte quelle domande che, quando qualcuno decide per noi senza considerarci, rimangono senza una risposta chiara.»
All’origine del brano vi è la scoperta, avvenuta dopo la morte di una persona cara all’artista, che alcune volontà legate alla sua eredità non avevano trovato compimento e che una parte della storia familiare le era stata taciuta. Vi Skin sceglie di non trasformare la canzone nella ricostruzione pubblica di una contesa privata e concentra la scrittura sulle conseguenze di quella scoperta: la perdita di una certezza, il dubbio riversato sui ricordi e il bisogno di capire se sia possibile continuare ad amare qualcuno dopo aver scoperto di non essere stati coinvolti nelle sue decisioni.
Il significato di “Scusa” si intreccia così con una riflessione ben più ampia sulla maturità dei rapporti affettivi: considerare l’altro soltanto quando è presente e può manifestare il proprio dissenso significa riconoscergli davvero un posto nella nostra vita?
Per Vi Skin, amare richiede la capacità di prevedere l’effetto delle proprie azioni anche in assenza della persona sulla quale ricadranno, fermandosi a chiedersi: «Come si sentirà la persona che amo davanti a questa mia scelta?»
L’affetto non impone di rinunciare alla propria identità o di consegnare ad altri il diritto di decidere per noi; chiede però di uscire dalla propria prospettiva abbastanza da riconoscere quella di chi ci ha affidato la propria fiducia, perché come lei stessa afferma,
«amare è uscire da sé stessi, senza perdersi mai».

Nel testo del brano, il tradimento non coincide soltanto con l’atto che interrompe un rapporto, ma comprende tutto ciò che altera retroattivamente la percezione che ne avevamo. La scoperta di un’omissione attraversa le parole ricevute, interroga i ricordi e costringe a rileggere momenti che fino ad allora sembravano al riparo da ogni dubbio.
«Il tradimento è togliere certezze, omettere – prosegue Vi Skin -. È un insieme di silenzi che generano paura: paura di fidarsi ancora, di sbagliare ancora, di concedere a qualcuno la possibilità di ferirti.»
Una paura che rischia di trasferirsi sui rapporti successivi, chiamando persone estranee a rispondere di una colpa che non appartiene loro. Ma lasciare che il tradimento determini ogni scelta futura significherebbe continuare a subirne le conseguenze anche quando chi lo ha commesso non occupa più la nostra vita.
«Nel tempo ho capito che il tradimento non deve insegnarti a non fidarti più, ma a scegliere con più cura le persone a cui donare la tua fiducia. Ho capito che il modo migliore per scoprire se puoi fidarti di qualcuno è scegliere di fidarti.»
Una scelta che non cancella quanto è accaduto e non restituisce automaticamente credibilità a chi l’ha compromessa, ma consente alla persona ferita di stabilire chi meriti di entrare nella sua vita, senza affidare questa decisione alla paura. La fiducia smette così di essere l’ingenuità precedente alla delusione e diventa un atto consapevole, rivolto con maggiore cura alle persone capaci di accoglierlo.
Con “SCUSA (Album Version)”, accompagnato dalla parte grafica curata da Ilaria e Arianna Buggio, Vi Skin prosegue il lavoro con cui negli ultimi anni ha affrontato il modo in cui etichette, pregiudizi e ruoli prestabiliti intervengono sulla libertà delle persone. In “E tu?” aveva raccontato un amore sottratto alle definizioni e fondato sulla reciprocità; in “Calamita” aveva indicato nel pregiudizio una prigione costruita da chi sceglie di non conoscere. Questa volta, la sua penna si sposta all’interno della famiglia, dove il legame di sangue può diventare l’alibi con cui si giustificano decisioni, omissioni e silenzi che altrove non accetteremmo.
L’eredità assume allora un significato che supera ciò che può essere posseduto. Anche quanto abbiamo appreso vivendo all’interno dei legami familiari entra a tutti gli effetti nel patrimonio con cui affrontiamo la vita adulta, perché crescere significa riconoscere ciò che ci è stato consegnato senza il nostro consenso e decidere quale parte debba fermarsi con noi, prima che il dolore ricevuto diventi un comportamento destinato a ripetersi.
«Scrivo per non cancellarmi – conclude Vi Skin -. Perché quando non racconti la tua storia, rischi che qualcun altro lo faccia al posto tuo e, facendolo, può cambiarne il significato e i dettagli. Non scrivo per riscrivere il passato, ma perché il passato non riscriva me. Non posso cambiare la mia storia, ma posso impedire che venga raccontata senza la mia voce.»
È proprio quando smette di attendere dagli altri le parole che non sono mai arrivate che Vi Skin riconosce il significato più profondo del titolo: “Scusa” può essere rivolto anche a sé stessi, per tutte le volte in cui abbiamo dubitato di ciò che sentivamo, lasciato che il silenzio altrui parlasse al posto nostro o affidato a una risposta la possibilità di andare avanti. La storia rimane la stessa, ma smette di avere l’ultima parola su chi siamo oggi e su chi, consapevolmente, decideremo di essere domani.




