Ravello, 7 agosto 2026. Al Belvedere di Villa Rufolo il jazz di Rita Marcotulli non si presenta come una forma compiuta, ma come qualcosa che prende forma davanti al pubblico. Under 29 But Me è, prima ancora che un progetto sulla differenza generazionale, un esercizio di ascolto: musicisti diversi, linguaggi diversi, età diverse che si incontrano e si modificano reciprocamente.
Sul palco, insieme a Rita Marcotulli al pianoforte, Elettra Minieri alle tastiere, Ava Alami alla voce, Daniele Bucci alla batteria, Damiano De Matteis al basso, Andrea Cardone al sax e Luca Aquino, special guest alla tromba.

La serata comincia con Yume, Rita Marcotulli sola al pianoforte. Ma è subito chiaro che quel pianoforte non verrà utilizzato soltanto per ciò che tradizionalmente ci aspettiamo da uno strumento a tastiera. Le mani cercano le corde, le percuotono, ne fanno emergere rumori e risonanze. Il gesto diventa parte del suono. La musica è inizialmente quasi fisica, percussiva, poi rallenta, si dilata, lascia intravedere altre possibilità.
Entra anche l’elettronica e Marcotulli continua a trattare il pianoforte come una materia sonora da esplorare, trasformando lo strumento in qualcosa di diverso dal pianoforte tradizionale.
Poi arriva l’ensemble.
C’è un particolare che racconta bene lo spirito del progetto: Rita chiama la band sul palco senza presentare Elettra come sua figlia. Non è necessario. In quel momento non esiste una relazione familiare da sottolineare, ma una musicista che dialoga con un’altra musicista.
L’eredità non viene spiegata: viene suonata.
Ed è proprio qui che il titolo Under 29 But Me acquista il suo significato più autentico. Rita Marcotulli non ha scelto questi giovani musicisti soltanto per accompagnarla, ma perché vede nella loro energia una possibilità di rinnovamento. «Per me è anche una fonte di ispirazione, perché hanno molta più energia», ha raccontato la musicista. Elettra Minieri, parlando del disco, ha definito il loro rapporto «un punto d’incontro tra generazioni diverse».
A Ravello questa idea non rimane una dichiarazione d’intenti: si ascolta. La musica passa continuamente da un musicista all’altro, cambia direzione, si contamina, si ricompone. L’esperienza di Marcotulli non viene messa in cattedra e la giovinezza degli altri non viene esibita come semplice novità. Sono energie che si incontrano e si trasformano reciprocamente.
È forse questa la scommessa più bella di Under 29 But Me: Rita Marcotulli, la musicista più esperta dell’ensemble, sceglie di stare dentro il cambiamento invece di osservarlo da lontano.
Al terzo brano Elettra lascia il palco: un dettaglio che segnala anche il diverso peso delle composizioni all’interno del progetto. Quando ritorna, il dialogo riparte su nuove coordinate. Ava Alami passa dai vocalizzi alle parole, cantando in inglese, e la voce diventa progressivamente parte narrativa del tessuto musicale.
Intanto l’elettronica acquista sempre più spazio. Il sax soprano e il tenore si alternano, le tastiere ampliano lo spettro timbrico e il suono del pianoforte viene manipolato direttamente. La mano di Marcotulli entra sulle corde dello strumento, producendo risonanze che l’elettronica trasforma e rilancia.
Sax, tastiere, elettronica e pianoforte cominciano a sovrapporsi, fino a costruire una materia sonora sempre più densa.
Anche Luca Aquino porta la tromba oltre la sua funzione più convenzionale. Non soltanto note, ma respiri, fruscii e suoni d’aria: quel lungo “scccccc” prodotto dallo strumento entra nell’impasto sonoro e contribuisce a spingerlo verso una sorta di caos controllato.
Poi, lentamente, tutto si ricompone. È forse uno dei passaggi più belli della serata: dopo aver portato il suono vicino alla disgregazione, l’ensemble ritrova un centro. L’armonia non cancella il caos appena attraversato, ma lo assorbe.
A quel punto Marcotulli torna sempre più al centro del discorso. Arrivano gli assoli, il contrabbasso conquista il proprio spazio, mentre Ava Alami lascia il palco. Rimangono gli strumenti e, ancora una volta, il rapporto tra Rita ed Elettra emerge senza bisogno di essere sottolineato.
Madre e figlia sono semplicemente due musiciste davanti a due tastiere.
Poi la serata cambia registro.
È Elettra Minieri, in Inner Wall, a raccontare di un muro che può diventare così alto da imprigionarci e impedirci di vedere ciò che c’è oltre. La necessità diventa allora quella di trovare un varco, una possibilità per guardare dall’altra parte, anche come forma di speranza e come modo per affrontare le proprie paure.
È un passaggio importante anche per comprendere il senso del progetto: la voce della nuova generazione non è soltanto quella di chi riceve un’eredità, ma di chi porta sul palco le proprie inquietudini, le proprie immagini e il proprio linguaggio.
Subito dopo arriva “Lacrima”. Il brano nasce da un progetto dedicato a Caravaggio ed è stato scritto insieme a Stefano Benni, grande amico di Marcotulli e scrittore scomparso alcuni anni fa. La canzone si ispira alla Maddalena penitente del pittore lombardo. Elettra Minieri e Luca Aquino lasciano il palco. Dopo l’esplosione timbrica dei brani precedenti, Lacrima introduce una dimensione più intima e raccolta. Il pianoforte torna a essere il centro del racconto, mentre il riferimento a Caravaggio e alla figura della Maddalena porta la musica in una dimensione sospesa, quasi cinematografica.
Poi arriva la fine.
Ma il pubblico non sembra avere intenzione di lasciar andare l’ensemble. Gli applausi diventano sempre più insistenti e Rita Marcotulli e i suoi musicisti tornano sul palco per il bis, accolto da una risposta calorosa e prolungata.
Dopo un concerto costruito sull’ascolto reciproco tra musicisti, è il pubblico a completare il dialogo.
Ed è forse proprio questo il senso più autentico di Under 29 But Me: non mettere passato e futuro in ordine, ma permettere loro di incontrarsi, ascoltarsi e trasformarsi.
A Ravello, per una sera, hanno suonato insieme.
Scaletta
- Yume
- Prayer
- Remember Times
- Echoes of a Reflection
- Joyride
- Nightingale
- Inner Wall
- Lacrima
- Escape — brano non presente nel CD
- Bis: Particular Day
Rick Margitza · Jeff Ballard · Dario Deidda · Roberto Tarenzi · Domenico Sanna · Carlo Fimiani
Concerto all’alba. Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno
Filarmonica “George Enescu”. Dirige R. Treviño
Direttore Robert Treviño
Integrale Pianistica di Ravel – Jean-Efflam Bavouzet – I Parte
Integrale pianistica di Ravel – Jean-Efflam Bavouzet – II Parte
Gustav Mahler Jugendorchester. Dirige P. Jordan
The Constellation Choir and Orchestra. Dirige J. E. Gardiner
Freiburger Barockorchester. Dirige S. Rattle





