Roma, 29 giugno. Una sera calda di inizio estate, nel giorno della festa dei Santi Pietro e Paolo, la città vive uno dei suoi appuntamenti più sentiti. Alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone il pubblico arriva numeroso, quasi al completo: molti sono appassionati di jazz, curiosi di assistere a un incontro raro, quello di musicisti che appartengono a generazioni e percorsi diversi ma che condividono la stessa idea di musica.

Quando Stefano Bollani e Valentina Cenni salgono sul palco, si percepisce subito che non stanno presentando soltanto un concerto. L’emozione nelle loro parole racconta un progetto nato da un’intuizione precisa: osservare il jazz nel momento in cui ancora non è spettacolo, ma relazione, ascolto, ricerca.

Tutta Vita nasce dallo sguardo di Valentina Cenni, che ha scelto di raccontare l’improvvisazione come un atto profondamente umano. Il jazz non soltanto come forma musicale, ma come spazio in cui imparare ad ascoltare l’altro, accogliere l’imprevisto e costruire qualcosa che nessuno potrebbe realizzare da solo.

Per dare corpo a questa idea Stefano Bollani ha riunito una formazione straordinaria: Enrico Rava e Paolo Fresu alle trombe, Daniele Sepe ai sax e ai flauti, Antonello Salis alla fisarmonica, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Roberto Gatto alla batteria, Matteo Mancuso e Christian Mascetta alle chitarre, Frida Bollani Magoni al pianoforte e alla voce, oltre allo stesso Bollani al pianoforte. Una All Stars, ma in una dimensione diversa dal consueto. Non una parata di solisti, ma un organismo musicale nel quale ogni personalità trova il proprio spazio. Ci sono la storia e la memoria di Enrico Rava, uno dei padri del jazz italiano contemporaneo, con il suo suono immediatamente riconoscibile e quella leggerezza umana che emerge anche nel rapporto giocoso con Bollani nel documentario. Ci sono le due trombe, quella di Rava e quella di Paolo Fresu, capaci di dialogare tra passato e presente: due voci differenti, una più visionaria e narrativa, l’altra più lirica e sospesa. C’è Antonello Salis, con la sua fisarmonica libera e imprevedibile, capace di trasformare ogni intervento in un momento di sorpresa. Insieme a Fresu porta anche nel progetto una forte identità sarda, non come elemento folklorico, ma come sensibilità musicale profonda, fatta di ritmo, memoria e apertura. La formazione guarda anche al futuro con Matteo Mancuso e Christian Mascetta, due eccellenze della nuova generazione chitarristica italiana. La loro presenza dimostra che il jazz continua a rinnovarsi, mantenendo un dialogo vivo tra esperienza e ricerca.

Prima la casa della musica, poi il palco

La serata inizia con la proiezione di Tutta Vita, il film diretto da Valentina Cenni. Il pubblico entra idealmente nella casa della musica di Gorizia, dove i protagonisti hanno vissuto una residenza artistica lontana dalle pressioni delle tournée e dagli obblighi dello spettacolo. Un palazzo storico diventa per alcuni giorni un luogo sospeso: si suona, si discute, si mangia insieme, si scherza. La cinepresa osserva senza invadere. Non racconta soltanto le prove, ma la nascita di una complicità. È questa forse la vera forza del documentario: mostrare che prima del concerto esiste una comunità. La musica nasce dagli strumenti, ma prima ancora nasce dalle relazioni. Tra le immagini più belle c’è il momento del pianoforte a sei mani con Antonello Salis: una scena apparentemente semplice, quasi un gioco, ma in realtà una perfetta sintesi dello spirito di Tutta Vita. Tre musicisti allo stesso strumento, senza gerarchie, dentro un dialogo continuo.

Dallo schermo alla realtà

Terminato il film, accade qualcosa di particolarmente suggestivo: ciò che il pubblico ha appena visto nascere sullo schermo prende vita davanti ai suoi occhi. I musicisti salgono sul palco e la casa di Gorizia si trasferisce idealmente nella Cavea.

La scaletta riprende il repertorio di Tutta Vita Live, l’album registrato durante il concerto al Teatro Politeama Rossetti di Trieste, ma nel jazz ogni brano rimane uno spazio aperto. L’inizio con Tutta Vita introduce immediatamente il senso del progetto. Poi il viaggio attraversa linguaggi e geografie diverse con Bun II Vinu Ghiurguliu, Billy Boy, Stanca, Yerakina, Blues for John, El Choclo e Bandoleros. La musica passa dalla tradizione popolare al jazz, dalla memoria alla reinvenzione. Gli arrangiamenti non cancellano l’identità dei brani, ma li trasformano attraverso l’interazione dei musicisti. Sul palco si alternano momenti più raccolti e aperture corali. La formazione cambia continuamente: a volte restano piccoli gruppi in dialogo, altre volte l’ensemble torna al completo con tutta la sua forza. Il momento più intenso arriva con Theme for Jessica, composizione di Enrico Rava, quando tutta la formazione si riunisce in un unico respiro. È una delle immagini più rappresentative della serata: dieci musicisti diversi che non cercano di prevalere, ma costruiscono insieme. Grande emozione anche per Frida Bollani Magoni. La sua presenza è uno dei punti più delicati del progetto: non semplicemente la figlia di un grande pianista, ma un’artista capace di stare sul palco con una propria identità. Prima con When I’m Laid in Earth e Retrato em Branco e Preto, piano e voce, poi nel dialogo a quattro mani con il padre Stefano, regala uno dei momenti più intensi della serata. Quel passaggio non è soltanto musicale: è l’immagine di due generazioni che si incontrano attraverso lo stesso linguaggio.

La vera All Stars è il gruppo

Il dato più sorprendente della serata è vedere quanto questi musicisti si divertano realmente a suonare insieme. Ci si potrebbe aspettare una successione di grandi assoli, una celebrazione dei singoli talenti. Accade invece qualcosa di diverso. Anche se il nome della formazione porta quello di Stefano Bollani, il pianista sceglie spesso di fare un passo indietro. Dopo l’introduzione in solo piano, diventa un regista discreto della musica: suggerisce, accompagna, lascia spazio. Gli assoli esistono, naturalmente, perché appartengono alla storia del jazz, ma non diventano mai una gara. Ogni intervento serve alla costruzione del brano. È questa la vera forza delle All Stars: la stella più importante non è il singolo musicista, ma il collettivo. Il bis con Poinciana chiude una serata in cui il titolo Tutta Vita trova il suo significato più autentico. Non racconta soltanto una settimana di musica vissuta insieme. Racconta il momento in cui dieci persone smettono di essere semplicemente grandi musicisti e diventano un unico respiro. Prima il pubblico ha visto nascere la musica. Poi l’ha vista diventare realtà. Ed è forse questa la magia più grande del jazz: scoprire che il risultato più bello nasce proprio quando nessuno cerca di suonare da solo.

Stefano Bollani All Stars – Tutta Vita Live

La formazione

  • Stefano Bollani – pianoforte
  • Enrico Rava – tromba
  • Paolo Fresu – tromba
  • Daniele Sepe – sax e flauti
  • Antonello Salis – fisarmonica
  • Ares Tavolazzi – contrabbasso
  • Roberto Gatto – batteria
  • Matteo Mancuso – chitarra
  • Christian Mascetta – chitarra
  • Frida Bollani Magoni – pianoforte e voce

La scaletta

  • Tutta Vita
  • Happy Beat
  • Bun II Vinu Ghiurguliu
  • Billy Boy
  • Stanca
  • Yerakina
  • Blues for John
  • El Choclo
  • Bandoleros
  • When I’m Laid in Earth – Frida Bollani Magoni, pianoforte e voce
  • Retrato em Branco e Preto – Frida Bollani Magoni, pianoforte e voce
  • Theme for Jessica
  • Bis: Poinciana