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Francesco Morittu – è uscito l’album “Amal Fatah”

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Nella Sardegna sud-occidentale si trova una località rinomata per la bellezza della costa e del mare e conosciuta come Capo Malfatano. Quest’area, caratterizzata da un lungo promontorio che delimita una baia poco profonda in cui giacciono i resti di un antico e importante porto cartaginese, fu battezzata dagli arabi “Amal Fatah” ossia “Luogo della Speranza”. La laguna, per via delle acque sempre calme e protette dai venti, rappresentava, infatti, un approdo sicuro per le navi sorprese in mare dalla tempesta. Oggi Capo Malfatano continua ad accogliere le imbarcazioni provenienti dall’Africa del nord, ma non sono più le grandi navi dei cartaginesi a sfidare il mare, bensì i barconi dei profughi che scappando dalla guerra e dalla miseria vanno incontro al loro destino.

In “Amal Fatah” ogni brano è costruito su alcuni elementi metrici, timbrici o espressivi del repertorio di danze e canti della tradizione orale sarda. E’ il resoconto, intimo e poetico, di un viaggio nel cuore della propria cultura d’origine, nel tentativo di recuperare gli archetipi di un linguaggio musicale complesso e fortemente impermeabile, attraverso il continuo gioco di specchi tra lo strumento colto, la chitarra classica, e quello popolare, la terzina campidanese con le corde in metallo.

La rotta è indicata proprio dallo strumento popolare che librandosi nella libera improvvisazione guadagna una nuova prospettiva di sé, pur mantenendo il timbro e le accordature originarie (A trunfa, Nodas n.2, Ferro e Onirico I, II e III).

Boghes richiama lo stile e il movimento accordale del canto a quattro parti dell’area centro-settentrionale dell’isola (Cuncordu), mentre Dantza de is Janas e Sciampitta de ghitarras si sviluppano seguendo i principi metrico-modulari del ballo campidanese.

S’acabbadora è interamente costruito su elementi metrici e timbrici riconducibili al repertorio delle launeddas e si articola in quattro momenti senza soluzione di continuità: Presagio, Sa mazzocca, Sonus’e memoria, Dantza de is animas bias. In quest’ultimo la scrittura a tre voci, che si muovono in un ambito melodico ristretto e che stanno tra loro in rapporto di contrappunto, richiama quella delle tre canne che formano le launeddas: tumbu, mancosa e mancosedda.

Boghe d’ànghelu era la voce che annunciava la morte di un bambino, Il brano è scritto attorno a due elementi espressivi di quel lamento funebre (attitidu): il singhiozzare sofferente del canto e il richiamo ai momenti di gioia vissuti quando l’infante era in vita.

Come in ogni viaggio che si rispetti mano a mano che si prosegue ci si accorge che i confini non sono poi così invalicabili e si accresce la percezione che le barriere esistano più in virtù di ragioni geografiche e politiche che culturali. Così accade, ad esempio, che alcuni frammenti della canzone “Ma ychali youm al harb ghir” del cantautore berbero Al Hadj Al Anka finiscano quasi accidentalmente nel sistema metrico modulare delle nodas del ballo campidanese generando il brano Amal Fatah. Satiniana è infine un omaggio a Erik Satie e a quello che avrebbe idealmente potuto comporre se nel suo immaginario avessero trovato posto, oltre alle danze greche, anche quelle sardo-campidanesi.

Link Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/album/7eL7Lwtv5SpMy9xgwBQRWH

Biografia:

Chitarrista, ricercatore e compositore cagliaritano. Dapprima autodidatta si diploma in seguito in chitarra classica e si laurea al DAMS di Bologna in etno-musicologia con Roberto Leydi portando una tesi di ricerca sul ballo a chitarra del Campidano (Sardegna meridionale).

Musicista eclettico e trasversale è incline a stringere collaborazioni in disparati ambiti artistici e con musicisti di varia estrazione. Ha scritto, arrangiato ed eseguito (come solista e in svariate formazioni) musiche per concerti da camera, spettacoli di teatro, danza e documentari. Ormai da diversi anni orienta il suo impegno creativo principalmente verso la ricerca e la rielaborazione degli archetipi formali della musica popolare sarda. Il primo frutto di questo percorso è stata S’acabbadòra, per chitarra sola, che ha ricevuto il 2° premio al concorso internazionale di composizione “Brescia Chitarra Contemporanea 2008” ed è in catalogo nelle edizioni Curci. Da allora le sue musiche vengono eseguite regolarmente da numerosi interpreti sia in Italia che all’estero (Germania, Austria, Ungheria, Belgio, Inghilterra, Francia, Svizzera, Giappone, Canada, Stati Uniti).

Nel 2011 collabora con la compositrice cubana Ailem Carvajal che lo chiama a incidere “Feketek, seis miniaturas para guitarra” per la realizzazione del suo album Isla (2012), che risulterà vincitore per la sezione “musica classica” del prestigioso concorso discografico “Cubadisco 2013”. Successivamente collabora con il contrabbassista e compositore sardo Sebastiano Dessanay in Duets of a fool (2016) e 377: (2022).

Nel 2016 scrive il trittico Giogu de Contus per duo di contrabbassi, dedicato a Rinaldo Asuni e Francesco Sergi, e incide, per l’etichetta indipendente Stella Recordings, il cd Nautilus, il suo primo lavoro da solista che raccoglie composizioni originali in cui parti scritte e improvvisazione si fondono senza soluzione di continuità.

Nel 2020, in piena pandemia, scrive Attitus, suite per flauto in sol e chitarra dedicata al Cordas et Bentu Duo e pubblicata dalle edizioni canadesi D’oz. Nel 2023 avvia insieme a Stefano Colombelli, Carlo Pusceddu, Giulia Pisu e Irene Coni il progetto “Arrepicus” che prevede un organico composto da chitarra, contrabbasso, percussioni e voci e che si pone come una sorta di officina musicale in cui sperimentare e comporre nuova musica, battendo sentieri concreti e percorribili tra il mondo colto e quello della musica di tradizione orale sarda. E’ docente di chitarra nella scuola media ad indirizzo musicale e vive a Cagliari.

Label: IF Records/Isulafactory

Distribuzione: Isulafactory/Bandcamp.com  – jazzos.com

Distribuzione digitale: Believe Italia

Info e contatti:

info@isulafactory.it    www.instagram.com/isulafactory/