Arca Russa (2002), film di Aleksandr Sokurov

La Russia è come un immenso teatro”.

Una voce di fondo — la modernità — dialoga con un gentiluomo francese — il passato — meditando su immagini, splendori e memorie della Russia di un tempo. Tutto comincia con le parrucche settecentesche di attori in costume che si aggirano per il museo dell’Hermitage, nel magnifico Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo, decorato, tra le altre meraviglie, anche da Raffaello.

Lo spettatore si ritrova a fluttuare tra lo sfarzo e il lusso dello zar Pietro il Grande (“A voi asiatici i tiranni più sono crudeli e più vi piacciono“), dell’imperatrice Caterina II, del poeta Puskin, dello zar Nicola I che riceve le scuse dell’ambasciatore di Persia, e di Alexandra Romanova con la piccola Anastasia: una parata di costumi, uniformi, rituali. Sfilano i quadri di Van Dyck, i turisti che visitano la galleria dei pittori italiani — Tintoretto, Stanzione — le sculture di Canova, e altri visitatori che conversano con i dipinti.

Che forma di governo c’è oggi in Russia, una repubblica? — Non saprei dire.”

La Rivoluzione francese e quella sovietica vengono assimilate a “Convenzioni” (come quella transalpina del 1792), in un parallelo amaro e insieme ironico.

Colpisce come il regista, con commenti e riflessioni, attraversando i quadri dell’Hermitage e le meraviglie del palazzo, si emozioni come un appassionato frequentatore del museo, ammirando la storia e i protagonisti di ciò che fu.

Una pellicola affascinante, capace di rievocare i fasti della Russia di un tempo e di invitare lo spettatore a riflettere e a sognare (“siamo liberi voi ed io, sogni pure”).

Incredibile pensare che l’intero film di 95 minuti sia stato girato in un’unica, ininterrotta sequenza all’interno del palazzo-museo, in forma di finto documentario senza montaggio. Impossibile immaginare il lavoro, la pianificazione e la sincronizzazione necessari per questa prodezza tecnico-formale.

Indimenticabile la scena finale: l’orchestra dal vivo esegue valzer nel salone dell’Hermitage mentre dame e gentiluomini ballano, si divertono, applaudono; poi, numerosissimi, lasciano la sala e si allontanano (“è tutto finito”, il tramonto di un’epoca), seguiti dalla macchina da presa che li accompagna, senza mai staccare.

Reazionario? Conservatore? Forse Sokurov è semplicemente un ammiratore della bellezza. E qui ce n’è in abbondanza.

L’Arca-Palazzo, circondata da un “mare tutt’intorno” (la Neva?), sembra il compendio di immagini, colori ed emozioni da salvare nella storia e nella cultura russa, prima di una nuova, auspicata rinascita (“dovremmo navigare e vivere, per sempre“).

Strepitoso