L’Associazione Italiana Dog Trekking dalle origini ad oggi
Dalle nevi della Lapponia alla nascita di una nuova disciplina
La storia del Dog Trekking in Italia nasce dall’incontro tra la passione per la montagna, l’amore per il cane e il desiderio di approfondire il rapporto tra uomo e animale. È una storia che affonda le proprie radici nella seconda metà degli anni Ottanta e che ha come protagonista Maurizio Pagliarini, tra i pionieri italiani degli sport cinofili e, successivamente, della ricerca etologica applicata alla relazione uomo-cane.
Nel 1986, spinto da una profonda curiosità per le scienze naturali, gli sport invernali e il mondo della cinofilia, Maurizio Pagliarini raggiunse insieme al fratello Andrea la cittadina di Kittilä, nella Lapponia finlandese. Qui furono ospiti del celebre musher Reijo Jääskeläinen, autentico punto di riferimento dello sleddog internazionale.
L’esperienza vissuta in Finlandia rappresentò molto più di un semplice periodo di apprendimento tecnico. Per la prima volta Pagliarini poté osservare e vivere quotidianamente all’interno di un branco composto da quaranta Siberian Husky, comprendendone le dinamiche sociali, le gerarchie, le modalità comunicative e il forte spirito collaborativo che caratterizza questi straordinari cani da lavoro. Fu proprio questa esperienza a porre le basi di una visione della cinofilia che avrebbe poi accompagnato tutta la sua attività futura: il cane non come semplice atleta o strumento sportivo, ma come compagno di vita con cui costruire una relazione fondata sulla fiducia, sul rispetto e sulla collaborazione.
Al termine del soggiorno in Lapponia, Maurizio e Andrea rientrarono in Italia portando con sé sei Siberian Husky provenienti dall’allevamento di Reijo Jääskeläinen, soggetti appartenenti a linee di sangue protagoniste delle grandi competizioni internazionali, tra cui la prestigiosa Yukon Quest.
Da quell’esperienza nacque il Janua Sleddog Team, una delle prime realtà italiane dedicate allo sleddog agonistico. Per oltre vent’anni quei cani, insieme alle generazioni successive, avrebbero accompagnato Maurizio Pagliarini in un’intensa attività sportiva fatta di gare, spedizioni e viaggi avventura, contribuendo in maniera significativa alla diffusione dello sleddog nel nostro Paese.
Tra i primi atleti liguri a praticare questa disciplina e a conseguire risultati di rilievo, Pagliarini ottenne ben presto una notevole visibilità grazie anche ai numerosi servizi televisivi realizzati dalla RAI, che portarono all’attenzione del grande pubblico uno sport allora quasi sconosciuto in Italia.
Questa crescente notorietà consentì al Janua Sleddog Team di instaurare una collaborazione con la stazione turistica di Garessio 2000, in provincia di Cuneo, che mise a disposizione un’ala dello storico Castello di Casotto, il vasto parco circostante e le antiche scuderie appartenute a Re Vittorio Emanuele II.
Il Castello di Casotto divenne così un autentico centro di riferimento per lo sleddog italiano. Vi trovarono ospitalità gli otto Siberian Husky del team di Maurizio Pagliarini e quelli appartenenti ai soci Luca Bramante, ancora oggi protagonista dell’attività agonistica, e Romano Calvillo. In quel contesto si svolgevano allenamenti, incontri, momenti formativi e confronti tra appassionati, contribuendo alla crescita di una cultura cinofila moderna, fondata sul rispetto dell’animale e sulla preparazione atletica del binomio uomo-cane.
Fu proprio tra le mura del Castello di Casotto che si scrisse una delle pagine più importanti della storia della cinofilia sportiva italiana.
In quegli anni Pierangelo De Stefanis, appassionato di montagna e profondo conoscitore dell’escursionismo, frequentava il gruppo con crescente interesse. Osservando gli allenamenti estivi dei musher, intuì come quella pratica, nata semplicemente per mantenere allenati i cani nei periodi privi di neve, possedesse tutte le caratteristiche per diventare una disciplina autonoma.
L’allenamento consisteva nella corsa in montagna con il cane collegato al proprio conduttore mediante un’apposita imbracatura, sfruttando la naturale propensione dell’animale alla trazione e alla collaborazione. Ciò che per i musher rappresentava una normale preparazione atletica, agli occhi di De Stefanis apparve come un’attività innovativa, capace di unire sport, natura e profonda relazione con il proprio cane.
Durante una visita al Castello di Casotto rimase particolarmente colpito dalle straordinarie capacità atletiche dei Siberian Husky. Rimase impressa nella memoria di tutti la scena del cane leader Snud che, con assoluta naturalezza, compì un salto di circa cinque metri per raggiungere la propria compagna, dimostrando forza, equilibrio e straordinaria coordinazione.
Fu proprio in quell’occasione, durante una lunga serata trascorsa tra racconti di spedizioni, progetti futuri e una cena tra amici, che prese forma un’idea destinata a segnare la storia degli sport cinofili italiani. Nacquero il nome, i principi e il primo regolamento del Dog Trekking, disciplina che avrebbe posto al centro non soltanto la prestazione atletica, ma soprattutto la qualità della relazione tra il cane e il suo conduttore.
Pierangelo De Stefanis disponeva già di numerosi contatti con atleti interessati a sperimentare questa nuova attività, ma molti di loro non possedevano un cane. Maurizio Pagliarini propose allora di mettere temporaneamente a disposizione alcuni dei propri Siberian Husky, prevedendo un periodo di conoscenza reciproca affinché tra atleta e cane si instaurasse quel rapporto di fiducia indispensabile per affrontare insieme i sentieri di montagna.
Quella scelta si rivelò determinante. Il Dog Trekking nacque infatti come disciplina nella quale il risultato sportivo non era mai separato dal benessere dell’animale e dalla qualità della relazione tra i componenti del binomio.
Negli anni successivi il movimento conobbe una rapida crescita. Vennero organizzati eventi sempre più importanti, ai quali presero parte atleti provenienti da numerosi Paesi europei. Tra le manifestazioni che contribuirono maggiormente alla diffusione della disciplina va ricordata la storica Race Dog, una competizione di tre giorni che si svolgeva lungo i sentieri del Monviso.
La gara prevedeva un percorso di circa cento chilometri da affrontare in completa autonomia, trasportando nello zaino tutto il necessario per sé e per il proprio cane. Non esistevano limiti prestabiliti di distanza o di dislivello: ciò che contava era la preparazione atletica del binomio e, soprattutto, la capacità del conduttore di interpretare le esigenze del proprio compagno a quattro zampe, garantendone sempre il benessere psicofisico.
Fin dalle origini il Dog Trekking si è quindi distinto per una filosofia profondamente diversa rispetto a quella di molte discipline sportive. L’obiettivo non era semplicemente raggiungere il traguardo, ma condividere un’esperienza nella quale uomo e cane affrontassero insieme la montagna, rispettandosi reciprocamente e costruendo, passo dopo passo, una relazione autentica basata sulla fiducia, sulla comunicazione e sulla collaborazione.
La crescita dell’Associazione e la diffusione del Dog Trekking in Italia
Il successo delle prime manifestazioni confermò la validità dell’intuizione di Pierangelo De Stefanis e di Maurizio Pagliarini. Il Dog Trekking non rappresentava semplicemente una nuova disciplina sportiva, ma un modo innovativo di vivere la montagna insieme al proprio cane, fondato sul rispetto reciproco, sulla preparazione del binomio e sulla valorizzazione delle naturali attitudini dell’animale.
Attorno a questi principi nacque e si sviluppò l’Associazione Italiana Dog Trekking (AIDT), con l’obiettivo di promuovere la disciplina su tutto il territorio nazionale, elaborarne i regolamenti tecnici e diffondere una cultura cinofila orientata al benessere del cane e alla qualità della relazione con il proprio conduttore.
Nel 1992, grazie alla lungimiranza del presidente Pierangelo De Stefanis, l’Associazione avviò un importante progetto di espansione nel Mezzogiorno, istituendo il cosiddetto “South Italy Department”, con l’intento di favorire la crescita del Dog Trekking anche nelle regioni meridionali.
La responsabilità del coordinamento venne affidata a Franco Faggiano, esperto cinofilo, praticante di Dog Trekking fin dal 1990, collaboratore di diverse testate giornalistiche specializzate e nominato guida ufficiale dell’AIDT.
Sotto la sua direzione il Sud Italia divenne rapidamente un punto di riferimento per numerosi appassionati. L’attività non si limitò all’organizzazione di escursioni, anche in contesti non tipicamente montani come le zone collinari della Valle d’Itria e lungo la costa adriatica, ma si sviluppò attraverso un articolato programma di divulgazione che comprendeva conferenze dedicate agli sport cinofili, incontri pubblici, corsi di formazione, attività culturali e iniziative rivolte alla promozione di una corretta relazione tra uomo e cane.
Parallelamente all’attività divulgativa, Franco Faggiano promosse un’intensa attività cinoescursionistica che, iniziata nei primi anni Novanta, prosegue ancora oggi, contribuendo in modo significativo alla diffusione del Dog Trekking nel Sud Italia e alla formazione di numerosi appassionati.
Tra le iniziative di maggiore rilievo si collocano l’organizzazione di due competizioni ufficiali inserite nel Campionato Nazionale AIDT: una prova Sprint e una prova di Fondo. Queste manifestazioni, oltre a rappresentare importanti appuntamenti agonistici, favorirono la crescita tecnica della disciplina e consolidarono la presenza dell’Associazione sul territorio nazionale.
Nel frattempo il Dog Trekking continuava a evolversi, anticipando in molti aspetti lo sviluppo di altre discipline sportive che sarebbero nate negli anni successivi. In Francia si affermò infatti il Canicross, caratterizzato da percorsi più brevi e regolamentati, generalmente limitati a circa otto chilometri con dislivelli contenuti. Pur condividendo alcune caratteristiche tecniche, il Canicross si distingueva dal Dog Trekking originario, che manteneva una forte connotazione escursionistica e prevedeva percorsi molto più impegnativi, nei quali il binomio uomo-cane affrontava lunghe distanze in ambiente montano.
Con l’evoluzione degli sport cinofili, anche in Italia si avvertì l’esigenza di dotare le nuove discipline di regolamenti tecnici uniformi. Lo CSEN affidò pertanto a Maurizio Pagliarini l’incarico di elaborare il regolamento nazionale del Canicross, contribuendo così alla diffusione ufficiale della disciplina nel nostro Paese.
Accanto al Canicross si svilupparono progressivamente altre specialità, tra cui il Bikejöring e il Dog Kart, discipline che ampliarono ulteriormente il panorama degli sport praticabili insieme al cane, mantenendo come elemento comune il rispetto delle caratteristiche etologiche dell’animale e la preparazione atletica del binomio.
Con il trascorrere degli anni l’Associazione Italiana Dog Trekking consolidò il proprio ruolo di riferimento nel panorama nazionale, continuando a promuovere eventi, attività formative e manifestazioni sportive, sempre nel rispetto dei principi che ne avevano ispirato la nascita.
Nel 2014, in seguito al trasferimento all’estero di Pierangelo De Stefanis per motivi professionali, la Presidenza dell’Associazione venne affidata a Maurizio Pagliarini, già protagonista della nascita della disciplina e profondo conoscitore della relazione uomo-cane.
Pochi anni più tardi il movimento fu colpito dalla prematura scomparsa di Pierangelo De Stefanis, avvenuta durante il periodo della pandemia di COVID-19. La sua figura rimane tuttora indissolubilmente legata alla nascita del Dog Trekking italiano e alla capacità di aver trasformato una semplice intuizione in una disciplina sportiva destinata a diffondersi ben oltre i confini nazionali.
Sotto la Presidenza di Maurizio Pagliarini, l’Associazione Italiana Dog Trekking ha consolidato ulteriormente la propria identità. Il Dog Trekking, oggi marchio registrato dell’Associazione, continua a rappresentare non soltanto una disciplina sportiva, ma soprattutto una filosofia di vita che promuove una frequentazione consapevole della montagna, il rispetto dell’ambiente, il benessere animale e la costruzione di una relazione autentica tra uomo e cane.
Nel corso degli anni l’attività dell’AIDT si è progressivamente ampliata, affiancando alle competizioni sportive numerose iniziative escursionistiche, corsi di formazione, attività culturali e progetti divulgativi. Questa evoluzione ha consentito al Dog Trekking di raggiungere un pubblico sempre più ampio, trasformandolo da disciplina esclusivamente agonistica a esperienza condivisa, accessibile a tutti coloro che desiderano vivere la natura insieme al proprio cane nel rispetto delle sue esigenze etologiche.
Oggi il Dog Trekking rappresenta una delle espressioni più mature della moderna cinofilia relazionale: una disciplina nella quale il risultato non è misurato soltanto dalla prestazione sportiva, ma soprattutto dalla qualità del legame costruito tra il cane e il suo compagno umano. È questa, probabilmente, l’eredità più importante lasciata dai suoi fondatori e il principio che continua a guidare l’attività dell’Associazione Italiana Dog Trekking.
Dalla cinofilia sportiva alla ricerca scientifica e alla Pet Therapy
Accanto allo sviluppo del Dog Trekking e delle discipline cinofile ad esso collegate, il percorso di Maurizio Pagliarini si è progressivamente arricchito di un approfondimento scientifico dedicato allo studio del comportamento animale e, in particolare, alla relazione tra uomo e cane.
Spinto dall’esigenza di comprendere in modo più strutturato le dinamiche osservate sul campo, Pagliarini intraprese un percorso di formazione presso il Dipartimento di Scienze Fisiologiche ed Etologia Veterinaria dell’Università di Pisa, dedicandosi allo studio dell’etologia comparata con particolare attenzione al lupo e al cane. Questo passaggio segnò una svolta decisiva, poiché consentì di integrare l’esperienza pratica maturata nello sport con una visione scientifica del comportamento animale.
In questo contesto avviò collaborazioni con il Gruppo Lupo Italia e con il WWF, partecipando al “Progetto Lupo Alpi Marittime” in qualità di referente per l’Appennino ligure e piemontese, su incarico della Regione Liguria. Tale esperienza consolidò ulteriormente l’interesse per le dinamiche sociali dei canidi selvatici e per le analogie etologiche con il cane domestico.
L’approfondimento scientifico condusse progressivamente Pagliarini verso il campo della Pet Therapy, ambito nel quale il rapporto uomo-animale viene applicato a fini terapeutici, riabilitativi ed educativi. Entrò così in contatto con l’Associazione Svizzera Cani da Terapia (Therapiehunde Schweiz – Chiens de Thérapie Suisse), prima organizzazione europea strutturata nel settore, che rappresentò un importante punto di riferimento metodologico e culturale.
Nel 1998 fondò l’Associazione Italiana Pet Therapy, trasformata successivamente nel 2013 nella Associazione Pet Therapy VdA Centro Sperimentale di Ricerca di Loano (SV), con l’obiettivo di sviluppare un approccio scientifico e sistematico all’impiego del cane in ambito terapeutico. L’attività dell’Associazione si è concentrata su due principali linee metodologiche: la Pet Therapy Multisistemica e l’Educazione Empatico-Comunicativa e Relazionale del cane da terapia, finalizzate alla costruzione di un modello relazionale fondato sull’interazione consapevole tra operatore, paziente e animale.
Nel corso degli anni, l’attività di ricerca e applicazione clinica si è estesa a diversi ambiti patologici, tra cui i Disturbi del Neurosviluppo, l’Alzheimer e il Parkinson, coinvolgendo strutture sanitarie, medici, psicologi e terapisti specializzati. Questo lavoro ha contribuito a consolidare la Pet Therapy come strumento complementare all’interno di percorsi terapeutici multidisciplinari.
Oggi, dopo oltre venticinque anni di attività scientifica e clinica, Maurizio Pagliarini dirige, insieme a un’équipe di professionisti e volontari, l’unico Centro di Pet Therapy riconosciuto dalla ASL in Liguria. Dal 2015 il Centro collabora stabilmente con il Dipartimento di Salute Mentale e Ser.D. e con il Dipartimento di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ASL 2, sviluppando interventi assistiti con animali in ambito sanitario e sociale.
Una riflessione dell’attuale Presidente dell’Associazione Italiana Dog Trekking
L’esperienza maturata in quasi quarant’anni di attività sportiva, etologica e terapeutica ha portato a una convinzione sempre più solida: il rapporto tra uomo e cane rappresenta una delle forme più evolute e significative di relazione tra specie diverse.
Già nel XVIII secolo, Carlo Linneo collocò l’uomo all’interno del regno animale; successivamente, Charles Darwin dimostrò l’origine comune di tutte le specie viventi. Uomo e cane appartengono dunque allo stesso grande sistema evolutivo, e condividono, seppure in forme diverse, capacità sociali, emotive e cognitive che rendono possibile una comunicazione profonda e autentica.
Osservare un bambino che gioca con un cane significa assistere a una relazione priva di mediazioni culturali, fondata su un linguaggio immediato fatto di gesti, sguardi ed emozioni. In questo contesto il cane non interpreta un ruolo: esprime la propria natura sociale, sviluppata nel corso di migliaia di anni di coevoluzione con l’essere umano.
La conoscenza del comportamento del cane diventa quindi uno strumento fondamentale per costruire un rapporto rispettoso e consapevole. Non è necessario alterarne la natura per condividere esperienze sportive o escursionistiche; al contrario, è attraverso la comprensione delle sue attitudini etologiche che si può sviluppare una relazione autentica e duratura.
Questo principio rappresenta il fondamento culturale dell’Associazione Italiana Dog Trekking: promuovere una cinofilia basata sulla conoscenza, sul rispetto e sulla valorizzazione delle capacità naturali del cane, superando approcci esclusivamente prestazionali o addestrativi.
Le esperienze maturate nel tempo — dalle competizioni di sleddog e Dog Trekking tra il Polo Nord e le Alpi, fino alle attività di Pet Therapy svolte in ambito sanitario e sociale — hanno rafforzato la consapevolezza che il cane possiede una straordinaria capacità di relazione con l’essere umano, indipendentemente dal contesto in cui viene coinvolto.
La ricchezza di questo legame risiede nella possibilità di costruire una relazione in cui il benessere dell’altro diventa centrale, senza aspettative di ritorno. In questa prospettiva, il cane rappresenta forse la più chiara espressione di una relazione interspecifica fondata su fiducia, coerenza e affettività autentica.
Se esiste un animale capace di instaurare un legame così profondo e disinteressato con l’uomo, quello è il cane.
Associazione Italiana Dog Trekking
Riferimenti bibliografici e fonti
Letteratura scientifica e culturale
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Documentazione istituzionale e tecnica
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Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con Animali (IAA), Accordo Stato-Regioni 2015.
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CSEN – Regolamenti sport cinofili (Canicross, Dog Trekking, Bikejöring, Dog Kart).
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Archivio storico Associazione Italiana Dog Trekking (AIDT).
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Archivio storico Janua Sleddog Team.
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Documentazione RAI su sleddog e sport cinofili in Italia (anni 1980–2000).
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Materiale storiografico dell’attività di Dog Trekking AIDT nel Sud Italia.
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Documentazione Progetto Lupo Alpi Marittime – Regione Liguria / WWF.




