Basilica piena già alle 11.15. I banchi della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere occupati in ogni ordine, telefoni discreti ma sollevati tra le navate per carpire scampoli di video, la luce quasi primaverile che filtrava dalle finestre mentre all’interno le stufe ancora accese ricordavano l’inverno non del tutto concluso. Un’atmosfera sospesa, raccolta ma vibrante di attesa. La Messa del 15 febbraio ha confermato come l’appuntamento mensile con il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sia ormai qualcosa di più di una semplice animazione liturgica: è un momento stabile nel calendario culturale romano, capace di unire fedeli, appassionati di musica corale e curiosi attratti dalla qualità di un’istituzione tra le più autorevoli d’Europa. Schierato alla sinistra dell’altare, in formazione interamente femminile, il coro — tutte le coriste vestite di scuro, disposizione compatta e lineare — ha offerto una prova di notevole solidità. Fin dalle prime battute è emersa una cifra interpretativa chiara: controllo del suono, omogeneità timbrica, attenzione costante all’equilibrio tra le sezioni. La direzione del Maestro Andrea Secchi si è distinta per sobrietà ed efficacia. Nessun gesto superfluo, ma un lavoro evidente sulla respirazione comune, sulla precisione degli attacchi e sulla gestione delle dinamiche in uno spazio acusticamente generoso ma esigente come quello della basilica. A presiedere la celebrazione, il parroco Marco Frisina, figura centrale della musica sacra italiana contemporanea. La sua presenza ha dato ulteriore rilievo a una celebrazione già significativa sul piano musicale.
L’apertura: una supplica costruita con misura
Il Da pacem, Domine di Charles Gounod ha aperto la celebrazione con un clima ampio e raccolto. Il coro ha costruito la richiesta di pace con misura, senza cercare effetti, puntando su un suono compatto e ben controllato. Ne è nata un’atmosfera intensa ma mai enfatica, capace di unire solennità e intimità.
Offertorio: equilibrio e purezza
All’Offertorio, l’O Salutaris Hostia di André Caplet è stato uno dei momenti più intensi. Il coro ha mantenuto grande sicurezza e compattezza, con entrate precise e un suono sempre limpido. La basilica ha restituito una resa chiara e avvolgente, valorizzando la dimensione sospesa e contemplativa del brano.
Il Sanctus: liturgia e musica si incontrano
Il Sanctus dalla Missa de Angelis ha rappresentato il passaggio più simbolico della celebrazione. Don Marco Frisina dall’altare si è divertito a dirigere personalmente il coro: un gesto semplice ma carico di significato, in cui musica e liturgia si sono incontrate con naturalezza. L’esecuzione, sobria e lineare, ha restituito al canto gregoriano la sua dimensione essenziale di preghiera.
Comunione: la morbidezza di Fauré
Il Tantum ergo, op. 65 n. 2, di Gabriel Fauré ha portato un momento di maggiore raccoglimento. Le voci si sono fuse in un suono morbido e uniforme, sostenendo la melodia con naturalezza e mantenendo sempre chiara la parola cantata.
Uscita: una luce composta
L’Ave Maria di Gustav Holst ha avvolto la celebrazione con eleganza e serenità. Il suono si è fatto progressivamente più leggero, accompagnando l’assemblea senza interrompere il clima di raccoglimento costruito durante tutta la funzione, mentre l’uditorio rimaneva in silenzio, immerso nella contemplazione.
Un appuntamento che supera la liturgia
Al termine, l’applauso — lungo, spontaneo, non di circostanza — ha attraversato la navata con naturalezza. Non un gesto mondano, ma il segno di una partecipazione autentica. Questo appuntamento mensile si sta configurando sempre più come un punto di incontro tra eccellenza musicale e vita liturgica, tra istituzione sinfonica e comunità parrocchiale. Un equilibrio non scontato, che richiede misura, competenza e sensibilità. E proprio in questa misura risiede la forza dell’iniziativa: la capacità di elevare il momento liturgico senza trasformarlo in spettacolo, e di offrire al pubblico un’esperienza musicale di alto livello senza snaturarne il contesto.

Programma eseguito
Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Maestro del Coro Andrea Secchi
- Charles Gounod – Da pacem, Domine (intro)
- André Caplet – O Salutaris Hostia (offertorio)
- Sanctus dalla Missa de Angelis
- Gabriel Fauré – Tantum ergo, op. 65 n. 2 (comunione)
- Gustav Holst – Ave Maria (uscita)
Prossimi appuntamenti
Roma, Basilica di Santa Cecilia in Trastevere
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
- 15 marzo
- 19 aprile
Roberto Buono





