Nella storia dell’umanità nessun rito religioso o sacro ha fatto a meno della musica. L’arte dei suoni ha da sempre affascinato pensatori, filosofi, mistici e artisti, diventando un linguaggio capace di raccontare ciò che sfugge alle parole. Questo è stato il filo conduttore del ciclo di incontri “Musica e Spiritualità”, condotto da Corrado Augias e dal maestro Aurelio Canonici, che hanno accompagnato il pubblico in un viaggio attraverso grandi pagine del repertorio e le loro implicazioni profonde.
La matinée dell’8 febbraio, intitolata La musica e l’eterno, ha mostrato come le note possano evocare una dimensione senza tempo. La prima tappa del percorso è stata Haydn e il suo celebre oratorio La Creazione, in programma all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 26, 27 e 28 febbraio 2026, con direzione di Daniel Harding e Orchestra e Coro di Santa Cecilia. Canonici ha sottolineato al pianoforte i passaggi più significativi, trasponendo alcune sezioni orchestrali per renderle più comprensibili, mentre sul grande schermo venivano proiettati video storici, dalle interpretazioni di Bernstein ai gesti di Abbado sul podio. Ogni dettaglio orchestrale e ogni armonia erano così valorizzati, permettendo al pubblico di percepire la progressione dal caos primordiale all’ordine luminoso del mondo, rendendo l’ascolto un’esperienza immersiva.
Dopo Haydn, il percorso si è concentrato su Beethoven, con la sua Nona Sinfonia. Canonici ha evidenziato come il finale corale rappresentasse l’umanità che si riconosce parte di un unico orizzonte spirituale, unendo rigore e poesia. L’analisi dettagliata dei temi e delle dinamiche ha permesso di apprezzare la capacità di Beethoven di evocare la fratellanza e l’unità attraverso la musica, rendendo tangibile la dimensione trascendente.
Accanto a Beethoven, il pubblico ha esplorato Wagner, con il Preludio del Lohengrin e Parsifal, opere in cui armonie sospese e tessiture sonore delicate evocavano luce, mistero e trascendenza. Il ciclo ha inoltre toccato Schönberg, mostrando come il linguaggio dodecafonico possa rappresentare frammentazione, memoria e dolore, con riferimenti alla tragedia dell’Olocausto: la musica come testimonianza e riflessione sulla condizione umana nelle sue sfide estreme.
Il pubblico ha reagito con scroscianti applausi quando Canonici ha eseguito anche una sua composizione, dimostrando come tecnica, intuizione e poesia possano convivere in un unico gesto musicale. Non sono mancati momenti di leggerezza: Augias, con la sua consueta ironia, ha fatto battute sottili sull’attualità, qualche frecciatina al governo e un riferimento scherzoso alla “ex RAI” come espediente ironico, strappando più di un sorriso e piccoli applausi dalla platea.
L’incontro ha avuto un tono vivo e partecipativo. Canonici al pianoforte non si limitava a suonare: sottolineava passaggi chiave, evidenziava modulazioni, spiegava con gesti i momenti più complessi, mentre Augias alternava riflessioni profonde a battute spiritose, creando complicità e leggerezza nella sala. Tutto questo è stato ulteriormente valorizzato dalla proiezione dei video, che permettevano di vedere la gestualità dei direttori storici e la struttura delle partiture.
La Sala Santa Cecilia, la più grande dell’Auditorium, scelta quest’anno rispetto alla Sala Petrassi, era quasi al completo: il pubblico aveva risposto con entusiasmo, raggiungendo il tutto esaurito in tempi record. L’atmosfera vibrante ha amplificato l’esperienza, trasformando l’ascolto in un momento collettivo di meraviglia e contemplazione.
Il ciclo di conferenze ha avuto un percorso completo: il primo appuntamento, Cantare Dio, aveva attraversato opere sacre dal Barocco al Novecento — da Pergolesi a Bach, da Mozart fino a Mahler — mostrando la lunga storia dell’incontro tra musica e fede. Il terzo e ultimo incontro, Il grande teatro della morte (26 aprile), proporrà un confronto tra grandi Requiem (Mozart, Verdi, Brahms, Fauré) e sinfonie dedicate alla morte e alla trasfigurazione, evidenziando come la musica abbia sempre affrontato le esperienze più estreme della condizione umana.
Uscendo dalla sala, si avvertiva la sensazione di aver attraversato epoche e linguaggi diversi, uniti dalla costante ricerca di raccontare l’eterno. Grazie alla guida esperta di Canonici, alle proiezioni video, agli interventi ironici e arguti di Augias e alla complicità dei relatori, la musica ha ripreso la sua forza originaria: non semplice intrattenimento, ma esperienza capace di parlare all’anima e di far percepire, anche solo per qualche ora, l’infinito.
Roberto Buono





