Una voce raffinata. Testi ricercati, arrangiamenti sobri e curati. Una chitarra suonata con delicatezza, senza sforzo, senza fronzoli.
Quante se ne trovano, oggi, di cantautrici così in giro?
Quando si va in rete e si ascoltano distrattamente per la prima volta le sue canzoni, succede una cosa curiosa: ci si ferma. Si resta lì, immobili, a pensare: «Ammazza, com’è brava questa… Aspetta, ora mi siedo e la ascolto come si deve». Ed è proprio in quel momento che l’emozione cambia passo, diventa attenzione vera.
E poi ci sono le cover di Pino Daniele: delicate, coinvolgenti, mai imitate. Un napoletano perfetto, naturale, sostenuto da una chitarra accarezzata. Forse più che suonata, abbracciata. Interpretazioni rispettose e personali, che non cercano l’effetto ma l’anima dei brani.

L’estrazione jazz è sinonimo di eleganza, di misura, di dialogo sottile con chi ascolta. La finale (prima) e il premio (poi) alle Targhe Tenco sono un segno distintivo, una conferma. Musica d’autore nel senso più pieno del termine.
I suoi testi, intimi ed esistenziali, affrontano le problematiche e le sfide della donna contemporanea. Parlano di smarrimento, di disorientamento, ma propongono una risposta sorprendente: non l’urlo, bensì la gentilezza consapevole. Non la fuga, ma il risveglio della coscienza. La possibile via di salvezza, insomma, passa attraverso valori fragili e controcorrente. Accanto alla “grazia e all’eleganza”, citate in una delle sue canzoni più belle, trovano spazio la purezza, il pudore, l’innocenza.
C’è anche l’ironia, quella sottile e intelligente, nei testi che smontano il mito romantico secondo cui la felicità di una donna passa necessariamente dall’attesa del principe o dal ruolo domestico e servizievole. Perché la libertà vale più della favola romantica. Le principesse di oggi non sono tristi perché hanno perso l’amore, ma sono libere perché hanno perso il ruolo che qualcuno aveva deciso per loro.

Quando Liana Marino scrive, suona e canta, intraprende un percorso che “affronta il timore di perdersi e allo stesso tempo il desiderio di ritrovarsi in altri luoghi e in altri tempi”.
Niente evasioni, dunque. Niente illusioni.
Solo lo sguardo lucido su ciò che siamo.
E la scelta, quotidiana, di restare umani.
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