La Carica degli Spiriti Alcolici: Un Sogno Febbrile al Confine della Realtà
Il frastuono degli zoccoli sulla A14, il fumo acre dei lacrimogeni e lo scoppio dell’esplosivo che squarcia il furgone blindato: non è la scena di un film d’azione, bensì l’immagine speculare, distorta e allucinogena, della nostra geopolitica contemporanea. In questo scenario metafisico, le giacche blu del Generale Custer, sotto l’effetto di “sostanze psicotrope”, non inseguono un carico d’oro, ma le dinamiche irrazionali che guidano i destini del mondo, mentre le “forze dell’ordine ubriache” rappresentano una ragione fioca e disorientata, incapace di arginare la foga distruttiva.
La notizia che fino a poco tempo fa sarebbe stata ritenuta “incredibile” – un presidente che minaccia dazi esorbitanti per un capriccio sulla Groenlandia, invita dittatori a “Consigli di pace” e disprezza alleati storici – si manifesta in questa visione onirica come l’assalto stesso. Trump, nei panni di un Custer moderno, non è più il mero presidente di una nazione, ma un catalizzatore di un’energia primordiale, quasi sciamanica. Le “sostanze psicotrope” che alterano la percezione della sua cavalleria non sono droghe comuni, ma l’ebbrezza del potere illimitato, la megalomania alimentata dall’assenza di contrappesi, la convinzione di poter riscrivere le regole a proprio piacimento.
La Groenlandia, in questa epopea, non è solo un’isola artica, ma il simbolo ultimo di un’espansione territoriale che travalica ogni logica, un desiderio di possesso che non si cura di storia, diritto internazionale o buon senso. L’affermazione che “i leader europei non opporranno troppa resistenza” è il grido di battaglia del Generale Custer, convinto della propria invincibilità e della debolezza dell’avversario. È l’arroganza del potere che vede gli altri non come partner, ma come ostacoli passivi o pedine sacrificabili.
I “chiodi a tre punte” lanciati sull’asfalto, sotto l’effetto delle sostanze, sono i dazi minacciati, le sanzioni, le provocazioni retoriche. Non sono strumenti di negoziazione, ma ostacoli insidiosi, progettati per rallentare, frustrare e disorientare qualsiasi tentativo di resistenza. Sono la tattica del caos, che mira a paralizzare l’avversario non con la forza diretta, ma con una serie di piccoli, imprevedibili attacchi che minano la stabilità e la fiducia. L’idea che le “forze dell’ordine” siano “ubriache” simboleggia la crisi delle istituzioni multilaterali, la fragilità degli accordi internazionali e la disillusione che pervade le diplomazie tradizionali. Esse avanzano barcollando, incapaci di interpretare lucidamente la minaccia e di reagire con efficacia.
L’esplosivo che apre il furgone blindato, disposto “durante la carica di cavalleria in corrispondenza del portellone”, è la violenza diretta, l’atto definitivo di prevaricazione. Rappresenta la rottura di ogni protocollo, la distruzione di ogni barriera diplomatica, il disprezzo per le convenzioni. È l’irruzione della forza bruta laddove dovrebbe prevalere il dialogo. L’invito a Putin nel “Consiglio di pace” per Gaza, nonostante l’opposizione di Macron e la posizione dell’Eliseo sui dazi, è l’esempio lampante di questa violenza concettuale. Non è una ricerca di pace, ma una dimostrazione di forza, un tentativo di riorganizzare gli schieramenti globali a proprio vantaggio, piegando gli avversari con la minaccia economica e l’isolamento diplomatico.
Il “7th Cavalleria in fase di inseguimento del furgone, e mentre spara sulla scorta della polizia”, è la rappresentazione visiva di una diplomazia aggressiva, un’escalation costante dove il negoziato è sostituito dalla sopraffazione. La Cina che accetta l’invito al “Board of Peace” e l’Eurocamera che minaccia di sospendere l’accordo sui dazi sono le reazioni disperate di chi tenta di capire le regole di un gioco impazzito, di chi cerca di arginare un fiume in piena con dighe di carta.
In questo quadro metafisico, la A14 tra Foggia e Cerignola diventa un’autostrada globale, e il furgone blindato non è solo un trasporto valori, ma il simbolo dei principi democratici, delle alleanze consolidate e delle regole internazionali che vengono assaltate e saccheggiate da un’energia incontrollata. La carica di Custer, alimentata da “sostanze psicotrope” e da un delirio di onnipotenza, non è solo un’incursione storica fallita, ma una profezia distorta del presente, dove la ragione si dissolve nel fumo e gli zoccoli dei cavalli ubriachi calpestano il fragile equilibrio del mondo.




