The Secret Cinema, un cinico, ma geniale cortometraggio che segna l’esordio come regista di Paul Bartel.

E’ la storia di Jane, una giovane segretaria dai capelli sempre scompigliati, che si trova, suo malgrado e inconsapevolmente, ad essere la protagonista di una crudele pellicola, filmata come una perversa “Candid Camera” e trasmessa, a puntate, in un cinema segreto in cui tutti ridono di lei e delle umiliazioni che subisce quotidianamente.

Le persone che la circondano, il suo capo, il fidanzato, gli amici, lo psichiatra, addirittura sua madre, sono attori che seguono un copione per renderla paranoica.

Un film del 1966 che anticipa gli odierni reality show, anche se oggi i protagonisti di tali spettacoli sono consapevoli di essere filmati e guadagnano un sacco di soldi, la povera Jane invece guadagna solo sofferenze e un esaurimento che la porta alla follia.

In maniera grottesca il pubblico della pellicola, costituito dagli stessi attori, si diverte con crudeltà ad assistere alle sue disgrazie.

Una satira della società dell’epoca e della cultura del voyeurismo, ma inconsapevolmente anche di quella attuale, in cui la spettacolarizzazione di ogni momento privato della propria vita viene messo in scena per essere osservato dagli altri in un reality, ma anche sui social media.

Il bianco e nero, che di solito rende poetico un film, in questo caso rende il corto ancora più cinico e sottolinea la consapevolezza che Jane sia intrappolata per sempre in un incubo senza fine.