In questo discorso pronunciato nel 1913 per l’inaugurazione degli studi dell’Università di Sassari, il fisico Alfredo Pochettino espone il secondo principio della termodinamica. Fa notare che fin dall’antichità era conosciuto il principio di conservazione, ovvero che sotto la varietà dei fenomeni è presente qualcosa di persistente, e che applicato all’energia questo è il primo principio della termodinamica.

L’energia totale si conserva, tuttavia il secondo principio della termodinamica afferma che la capacità di trasformazione dell’energia in un sistema isolato diminuisce. La diminuzione di questa trasformabilità viene chiamata entropia. Tuttavia questo secondo principio si applica in base all’osservazione macroscopica di oggetti come le particelle che non hanno una temperatura singola uniforme ma che hanno comunque una temperatura media. Dunque il secondo principio è valido in senso probabilistico e non esclude casi, anche se statisticamente improbabilissimo, in cui esso non sia valido.

In base al secondo principio Clausius concluse che l’entropia dell’universo cresce continuamente tendendo verso un massimo e dunque inevitabilmente l’universo tende alla morte termica, ma è discutibile se si possa concepire l’universo come sistema a sè.

Pochettino poi considera gli esseri viventi dal punto di vista del secondo principio della termodinamica e nota che la vita non è un sistema chiuso ma un processo per il quale un sistema è in continuo scambio con altri sistemi. La lotta per l’esistenza è una lotta per l’energia trasformabile. Ci si chiede infine se arriverà un momento in cui sulla terra ci sarà così poca energia trasformabile da rendere impossibile i fenomeni vitali. Forse gli esseri viventi avranno mezzi per scoprire quantità sempre più piccole di energia non degradata o forse la vita potrebbe ridursi a forme latenti di essa che risorgeranno quando avverrà l’improbabilissimo caso di una restaurazione di energia trasformabile. L’autore conclude con “l’imperativo energetico” di Ostwald, invitando a non sprecare alcuna energia, a usarla nella maggiore possibile misura con la minore degradazione possibile.

Sinossi a cura di Michele De Russi e Gianluigi Trivia

Dall’incipit del libro:

Nel De Natura Rerum Lucrezio dice:
…….Quo nunc in motò principiorum
Corpora sunt, in eodem anteacta aetate fuere,
Et posthac semper simili ratione ferentur;
……………………….
Nec rerum summam commutare ulla potest vis.
Queste parole non sono certo da ritenersi l’espressione di un convincimento scientifico derivato dall’esperienza, ma più tosto l’enunciazione di un «Credo» riassumente l’intima aspirazione dell’indagine umana di tutti i tempi: scoprire il persistente, afferrare l’invariabile nella fuggevole varietà dei fenomeni, grazie alla quale sì rivela a noi il mondo esterno. Solo molto più tardi la legge d’inerzia, il principio della indistruttibilità della materia, la dimostrazione della cosidetta stabilità del sistema solare, ecc. ecc., venivano a costituire quell’insieme di invarianze fondamentali, basato sull’osservazione e sulla esperienza, che poteva ben indurre Fourier a celebrare in un suo famoso discorso:
«un mondo disposto per l’armonia, per l’ordine, per la perpetuità»,
……. Neque rursus in omne
Unde coorta queat nova vis irrumpere,
continua Lucrezio; e, come a confermare la profezia del vate latino, e a coronare l’edificio dell’immutabile, ecco infine sopraggiungere, verso la metà del secolo scorso, la proclamazione del principio della conservazione dell’energia.

Scarica gratis: Il principio della entropia di Alfredo Pochettino.