Eric Mormile è impegnato nella realizzazione del suo nuovo album, arriva la notizia della scomparsa di Luigi “Gigi” Buono, storico liutaio del Centro Chitarre di via San Sebastiano, a Napoli. Aveva 58 anni e da decenni si occupava degli strumenti di musicisti professionisti e appassionati, diventando un riferimento per numerosi chitarristi campani e non solo. Fra le persone che frequentavano la sua bottega c’era anche Mormile, che gli affidava abitualmente le proprie chitarre e si confrontava con lui sulle modifiche necessarie per ottenere determinate caratteristiche sonore.

Quello che era cominciato come un rapporto professionale si era trasformato negli anni in una conoscenza personale, alimentata da una passione condivisa per gli strumenti e per la ricerca del suono. La morte di Buono, arrivata durante la lavorazione del disco, ha spinto il cantautore a dedicargli “ÆSTHETICA pt. II”, il quarto album della sua carriera, completamento di un progetto di diciannove composizioni iniziato nel 2025.

La dedica richiama l’attenzione su un aspetto della produzione musicale che difficilmente trova spazio nelle recensioni discografiche: il lavoro di chi interviene materialmente sugli strumenti. La storia della musica viene raccontata soprattutto attraverso gli interpreti, gli autori e i produttori, mentre liutai, riparatori e tecnici specializzati contribuiscono quotidianamente all’attività di chi sale sul palco o entra in uno studio di registrazione.

Nel caso di Mormile, il rapporto con Gigi Buono assume un significato particolare proprio per l’importanza attribuita alle chitarre e alle loro caratteristiche timbriche. Il nuovo album presenta un repertorio ispirato al pop-rock internazionale degli anni Ottanta, con parti strumentali più elaborate rispetto ai lavori precedenti e omaggi dichiarati ad alcuni dei chitarristi che hanno influenzato la formazione dell’autore.

Fra questi figurano Steve Lukather, Michael Landau e Allan Holdsworth, musicisti appartenenti a esperienze differenti ma accomunati da un ruolo significativo nella storia della chitarra elettrica contemporanea. I loro nomi compaiono nei riferimenti compositivi di tre brani del disco, confermando quanto la componente strumentale sia importante nell’identità musicale di Mormile.

Per comprendere il contesto di questa pubblicazione bisogna tornare al 2023, anno di uscita di “Quanta Luce”, primo album del cantautore napoletano. Il lavoro, seguito nel 2024 da “’A Terra Sona Int’ ’e Tiempe Stuorte”, affrontava argomenti legati alle difficoltà personali, all’emarginazione e al rapporto con la società. Dopo due dischi concentrati su quelle esperienze, Mormile ha deciso di dedicare altrettanto spazio a una materia differente: le attività e le passioni che procurano piacere nella quotidianità.

Nasce così “ÆSTHETICA”, articolato in due capitoli complementari. Il primo, pubblicato nel 2025, prendeva come riferimento lo Yacht Rock e la fusion californiana, con influenze riconducibili agli Steely Dan, ai Toto, ai Doobie Brothers e a Michael McDonald. Le composizioni raccontavano il mare, i viaggi, il riposo e la tranquillità della propria stanza.

“ÆSTHETICA pt. II” sposta invece l’attenzione sulle ore notturne, sugli incontri e sulle occasioni di partecipazione collettiva. Cambia anche il repertorio musicale di riferimento, che guarda a Phil Collins, John Farnham, Police, Mr. Mister, Level 42, Def Leppard e Michael Sembello.

La lingua rimane quella napoletana, con la supervisione del Maestro Salvatore Palomba, storico autore di “Carmela”, interpretata da Sergio Bruni. La collaborazione fra Mormile e Palomba è uno degli elementi che accompagnano la sua produzione discografica, collegando la formazione musicale del cantautore alla tradizione della canzone partenopea.

Una tradizione che in questo album incontra sintetizzatori vintage, drum machine, arpeggiatori, bassi sintetizzati e chitarre elettriche. La scelta di attingere a modelli produttivi internazionali così riconoscibili rappresenta una caratteristica precisa del progetto e solleva una questione interessante: quale spazio può occupare oggi la lingua napoletana all’interno di generi musicali storicamente associati al repertorio angloamericano?

Mormile affronta questo confronto utilizzando il napoletano per raccontare situazioni personali, senza rinunciare a forme compositive e arrangiamenti ispirati agli artisti che ascolta e studia da anni.

La varietà degli argomenti emerge già dall’apertura dell’album, affidata a “Gravità Zero”, canzone che immagina una crociera nello spazio. L’idea nasce anche da un gioco di parole fra la costellazione di Orione e l’espressione napoletana ’o rione, il quartiere. L’accostamento mette in relazione un riferimento astronomico e un elemento della quotidianità cittadina, utilizzando la lingua come punto di partenza per un’immagine fantasiosa.

Il brano appartiene alla componente più giocosa del progetto, nella quale il piacere si manifesta anche come libertà di immaginare situazioni lontane dalla realtà.

Dal viaggio spaziale si passa alle strade percorse dopo il tramonto con “Giro ’e Notte”, dedicata a una delle abitudini preferite dell’autore. Guidare ascoltando la radio, osservare le luci della città e sentire l’aria entrare dai finestrini diventano gli elementi di un racconto musicale ispirato ai Mr. Mister e a Jan Hammer.

Il riferimento a quest’ultimo, noto anche per le musiche della serie televisiva “Miami Vice”, è particolarmente significativo rispetto all’immaginario del disco. Le atmosfere urbane notturne, le automobili e i sintetizzatori appartengono infatti a una stagione della cultura pop che Mormile ha scelto come riferimento per il secondo capitolo di “ÆSTHETICA”.

La convivialità trova spazio in “Pe Sempe ’Mbriache”, terzo e ultimo singolo dell’album, nato da una consuetudine familiare. Durante le cene con amici e parenti, Mormile aveva iniziato a pronunciare scherzosamente un augurio traducibile con “Per sempre ubriachi”. Con il passare del tempo, la frase era entrata nelle abitudini delle persone a lui vicine, diventando una formula condivisa.

La canzone riprende quell’espressione attribuendole un significato metaforico: l’ebbrezza come immagine della felicità e del desiderio di prolungare i momenti trascorsi insieme. La prima strofa descrive il brindisi, mentre la seconda approfondisce il significato che l’autore riconosce a quell’augurio.

Anche il videoclip conserva un legame con l’esperienza da cui nasce il brano. Girato nel luglio 2026 fra le strade e alcuni locali di Bagnoli, con la regia di Michele De Angelis per Midea Video, coinvolge amici e familiari del cantautore, fra cui Antonietta Di Marzo, Giuseppe Toscano e Nicoletta Boccardi.

Sul piano musicale, le influenze dichiarate rimandano a John Farnham e Michael Sembello, due interpreti particolarmente rappresentativi dell’immaginario pop-rock al quale guarda il disco.

Più insolita è l’origine di “Mille Culure d’ ’a Pazzia”, che parte dalle immagini di appartamenti di lusso ispirati agli anni Ottanta e generate con l’intelligenza artificiale. Mormile racconta di incontrare frequentemente questi contenuti nei video brevi dei social network e di utilizzarli come stimolo per immaginare ambientazioni e situazioni.

L’episodio è interessante per il rapporto fra le nuove tecnologie e l’attività creativa. Le immagini prodotte artificialmente diventano per l’autore un riferimento visivo dal quale sviluppare una fantasia personale, successivamente trasformata in una composizione musicale.

Il ritornello rielabora un passaggio di “Fantasy” degli Earth, Wind & Fire, mentre le influenze comprendono Joseph Williams e i Level 42. La parte conclusiva ospita un assolo concepito come omaggio ad Allan Holdsworth, chitarrista noto per la complessità del proprio linguaggio musicale.

La passione per il movimento è invece protagonista di “Int’ ’o Quadrato”, secondo singolo pubblicato per anticipare il disco. Il brano racconta il piacere di ballare liberamente e comprende un riferimento alla cosiddetta Piaga del Ballo del 1518, episodio verificatosi a Strasburgo e ricordato per il fenomeno di danza collettiva incontrollata che coinvolse numerose persone.

L’accostamento fra un avvenimento storico del Cinquecento e un brano dedicato al ballo è fra le curiosità più particolari della tracklist. Mormile dimostra qui un interesse per i riferimenti culturali insoliti, inserendoli in composizioni che partono da esperienze comuni.

Con “Nu Mare ’e Surrise” l’attenzione torna direttamente alla musica, questa volta osservata dalla prospettiva di chi partecipa a un concerto come spettatore.

L’idea nasce anche dall’ascolto di “Light of a Thousand Smiles” dei Survivor, canzone che affronta il rapporto con il pubblico dal punto di vista dell’artista. Mormile decide di adottare la prospettiva opposta, raccontando l’attesa prima dello spettacolo, le emozioni durante l’esecuzione e ciò che rimane dopo l’ultima canzone.

Per un musicista che frequenta abitualmente i concerti anche per studiare gli arrangiamenti e le scelte sceniche degli altri artisti, il tema ha una componente autobiografica evidente. L’esperienza del pubblico diventa un argomento musicale autonomo, al quale si aggiungono un riferimento a “In the Air Tonight” di Phil Collins e un assolo di chitarra dedicato a Steve Lukather.

L’interesse per le arti figurative affiora in “Poesia a Culure”, composizione dedicata al piacere di osservare un dipinto. La passione per la pittura accompagna Mormile dall’infanzia, quando trascorreva molte ore disegnando e seguendo l’esempio del nonno omonimo, un tabaccaio in pensione che dedicava parte delle proprie giornate alla realizzazione di quadri.

L’abitudine di disegnare anche durante le lezioni scolastiche spinse i genitori a iscriverlo al liceo artistico, dove approfondì le tecniche pittoriche e la storia dell’arte.

Oggi quell’esperienza continua a essere presente nella sua attività: il cantautore realizza personalmente parte dell’identità visiva dei propri lavori discografici e dedica tempo alla visita dei musei, osservando le opere con particolare attenzione agli aspetti tecnici.

Fra gli artisti che ne hanno influenzato la sensibilità figurano Edward Hopper, Giorgio de Chirico, Keith Haring, Mario Schifano, Edvard Munch, Van Gogh e Picasso. La composizione musicale guarda invece ai Police, con un assolo concepito come omaggio a Michael Landau.

La presenza di pittura, strumenti musicali e riferimenti alla cultura visiva permette di riconoscere un elemento ricorrente nella biografia di Mormile: l’interesse per le tecniche e per il lavoro necessario alla realizzazione di un’opera. Un’attenzione che riguarda tanto la musica quanto le immagini che accompagnano i suoi progetti.

Il rapporto con la città d’origine diventa protagonista di “Cient’Anne d’Ammore”, canzone scritta il 1° agosto 2025 per celebrare il centenario della SSC Napoli.

Mormile aveva conosciuto le vittorie dei primi scudetti soprattutto attraverso i racconti del padre. I successi del 2023 e del 2025 gli hanno permesso di partecipare direttamente ai festeggiamenti, vivendo quella particolare forma di entusiasmo cittadino che può portare persone sconosciute ad abbracciarsi dopo una partita.

Il brano nasce da questa esperienza e adotta una soluzione musicale ispirata all’arena rock dei Def Leppard. La melodia viene inizialmente affidata a una sola voce, per poi essere ripresa progressivamente da altre fino a un crescendo conclusivo concepito per il canto collettivo.

È una scelta interessante per un artista che proviene anche dalla musica corale. L’esperienza maturata nelle formazioni del Teatro San Carlo e gli studi in direzione di coro fanno parte della sua preparazione, mentre il riferimento ai Def Leppard appartiene al suo interesse per il rock internazionale. Nella canzone dedicata al Napoli queste due componenti trovano un’occasione di incontro, almeno sul piano dell’ideazione musicale.

La passione calcistica viene quindi raccontata mediante una composizione pensata per coinvolgere più voci, affidando alla partecipazione collettiva un ruolo importante nell’organizzazione del brano.

Il disco si conclude con “ÆSTHETICA pt. II”, title track strumentale realizzata mediante un procedimento compositivo ispirato a Peter Gabriel.

Osservando l’inversione presente nei titoli “i/o” e “o\i” del musicista britannico, Mormile ha deciso di recuperare il tema strumentale che concludeva “ÆSTHETICA pt. I” e riscriverne le note nell’ordine inverso.

Il materiale musicale è stato poi sottoposto a una nuova armonizzazione e a un arrangiamento ispirato alle colonne sonore di Jan Hammer per “Miami Vice”. Il procedimento riguarda la successione delle note nella composizione, mantenendo un rapporto diretto fra il tema originale e la sua successiva rielaborazione.

La scelta di collocare questo esperimento alla fine del secondo disco conferma l’attenzione per la relazione fra i due capitoli di “ÆSTHETICA”. Anche le copertine seguono un principio di corrispondenza: il sole della prima lascia spazio alla luna nella seconda, mentre il ritratto dell’autore cambia posizione all’interno di un’impostazione visiva comune.

La progettazione musicale e grafica accompagna così un lavoro che Mormile ha concepito fin dall’inizio come un insieme di diciannove composizioni, distribuite in due album con caratteristiche differenti.

Registrato prevalentemente nel 2025 e nella prima metà del 2026, “ÆSTHETICA pt. II” è stato realizzato con la coproduzione dell’ingegnere del suono Nino Pomidoro, collaboratore abituale del cantautore.

Fra le apparecchiature utilizzate compare anche il Rockman, l’amplificatore progettato da Tom Scholz dei Boston e impiegato in numerose registrazioni degli anni Ottanta, comprese quelle di “Hysteria” dei Def Leppard.

È un dettaglio che chiarisce quanto l’interesse per quella stagione musicale riguardi anche gli strumenti e le tecniche di produzione. Mormile dedica attenzione alle caratteristiche timbriche delle chitarre, agli effetti e alle soluzioni esecutive, inserendoli in un repertorio che continua a utilizzare la lingua napoletana.

Questa combinazione rappresenta uno degli elementi più riconoscibili del suo lavoro, insieme alla scelta di dichiarare con precisione le influenze musicali. Il numero dei riferimenti è considerevole e richiede di interrogarsi sul rapporto fra modelli stilistici e identità compositiva. È su questo equilibrio, oltre che sulla resa delle singole registrazioni, che si misura la riuscita artistica di un progetto così legato alla storia del pop-rock internazionale.

A rendere particolare “ÆSTHETICA pt. II” contribuisce anche la varietà degli episodi narrati. La stessa raccolta comprende una canzone dedicata ai cento anni del Napoli, un riferimento alla danza incontrollata del Cinquecento, un brano nato dalle immagini generate dall’intelligenza artificiale e una composizione dedicata alla pittura.

Situazioni differenti che appartengono agli interessi personali del cantautore e trovano posto in un lavoro concepito per raccontare il piacere nelle sue manifestazioni quotidiane.

La dedica a Gigi Buono aggiunge infine un elemento legato alla memoria e alla storia musicale della città. Via San Sebastiano, con i suoi negozi di strumenti, rappresenta da tempo uno dei luoghi frequentati dai musicisti napoletani. La vicenda del liutaio ricorda quanto la musica dipenda anche da competenze artigianali tramandate e perfezionate nel corso degli anni.

Nel suo quarto album, Eric Mormile riunisce dunque la formazione accademica, l’interesse per le produzioni internazionali degli anni Ottanta, la passione per le arti figurative e il legame con Napoli.

E fra i nomi di artisti celebri che hanno ispirato le nove composizioni, da Phil Collins a Peter Gabriel, trova spazio anche quello di Gigi Buono, il professionista al quale Mormile affidava le proprie chitarre e con cui condivideva una parte importante del proprio lavoro musicale.

Un nome che il cantautore ha voluto conservare nella dedica dell’album, riconoscendo il ruolo di una persona che lo aveva accompagnato nella ricerca del suo suono.