Il mercato discografico italiano, nonostante i volumi record di produzione legati alla saturazione digitale, si scontra con un’inefficienza strutturale nella gestione dei flussi comunicativi. A confermarlo sono i dati del Primo Osservatorio sulla Comunicazione Musicale Italiana, un’indagine tecnica curata da Music & Media Press che analizza il rapporto tra agenzie di PR e redazioni giornalistiche.
L’analisi mette in luce un paradosso industriale: la quantità di contenuti immessi nel sistema ha generato un sovraccarico che ha progressivamente svuotato di senso la notizia, trasformando l’invio stampa in un automatismo privo di strategia. Secondo i rilievi dell’Osservatorio, il modello tradizionale di comunicazione massiva non è più in grado di garantire il posizionamento degli artisti, gravando inoltre sul lavoro delle redazioni con un tasso di dispersione delle informazioni che penalizza la meritocrazia.
«È necessario riconoscere che il sistema della comunicazione musicale ha smesso di essere un collante per diventare un ostacolo – dichiara Elisa Serrani, titolare di Music & Media Press -. I dati raccolti ci dicono chiaramente che procedere per inerzia, alimentando il rumore di fondo con comunicati standardizzati, danneggia l’intera filiera. Abbiamo bisogno di restituire centralità al valore della notizia attraverso una gestione etica e trasparente dei processi.»
L’indagine introduce una riflessione profonda sul ruolo del consulente di comunicazione, non più visto come mero esecutore di invii automatici, ma come filtro strategico capace di selezionare e valorizzare i progetti.
Un approccio basato sull’etica professionale e sulla scrittura editoriale, è il pilastro necessario per rispondere a questa crisi: un ecosistema fondato sulla qualità del pitching e sulla tutela del rapporto tra agenzia e giornalista, volto a ottimizzare i risultati per artisti indipendenti e major attraverso una comunicazione organica e partnership mirate.
L’Osservatorio non si limita a fotografare lo stato dell’informazione musicale, ma propone un cambio di paradigma: la transizione verso un’economia della comunicazione basata sulla rilevanza, dove la credibilità di un progetto è costruita nel tempo e non attraverso operazioni di posizionamento istantaneo destinate a esaurirsi nel breve termine.




