Home Autori Articoli di Ugo Santamaria

Ugo Santamaria

Ugo Santamaria
592 ARTICOLI 0 Commenti
Certe grosse lucertole giocavano a rincorrersi, agili e snelle, nelle fenditure di un albero, e s'intendevano benissimo, perchè tutte parlavano la lingua delle lucertole.
Un paese lontano dall‘Italia e da Trieste. Roberto ricordava meglio che il paese stesso, la crisi che ce l‘aveva portato. Cioè l‘enorme viaggio. Verona! Un omnibus d‘albergo dalle grandi finestre e anche due specchi adorni che cantavano come il veicolo sobbalzava sull‘acciottolato. Ricordava l‘arrivo e la partenza e non il soggiorno…
Masino – altrimenti, Tommaso Ferrerò – aveva un posto in un giornale di Torino, che lo soddisfaceva pienamente. Bisogna però dire che non è difficile essere soddisfatti del posto nel giornale quando si ha l’età di Masino – ventiquattro, venticinque – e l’esagerata adattabilità ai fatti esterni, che aveva lui.
Sotto le montagne, a una svolta scura della strada, c’era questo alberghetto. Giusto odiava le comitive in gita e serviva in questi casi soltanto per equità verso la sorella. Perciò, inoltrandosi l’estate, si faceva sempre piu scontroso.
— Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e con la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
Il lino era tutto in fiore: sai che ha certi bei fiorellini azzurri, molli come le ali di una tignola ed ancora più fini. Il sole lo illuminava; i nuvoloni di pioggia, di tratto in tratto, lo annaffiavano; e questo gli faceva bene, come fa bene ai bambini il loro bel bagno, e, dopo il bagno, il bacio della mamma. Dopo, sembrano molto più belli; e più bello diveniva anche il lino.
In una valle chiusa da colline boschive, sorridente nei colori della primavera, s‘ergevano una accanto all‘altra due grandi case disadorne, pietra e calce. Parevano fatte dalla stessa mano, e anche i giardini chiusi da siepi, posti dinanzi a ciascuna di esse, erano della stessa dimensione e forma. Chi vi abitava non aveva però lo stesso destino.
Alis aveva dieci anni e doveva studiare: lo studio però non gli andava a genio: avrebbe preferito viaggiare o almeno stare nella strada o nel prato a giocare, sia pure col suo cagnolino Bau che gli saltellava sempre attorno come fosse attaccato a lui da un fil di ferro a molla.
C'era una volta un povero principe, il quale aveva un regno piccino piccino; sempre grande abbastanza, però, per poter prendere moglie; e questo per l'appunto egli voleva. Veramente, l'andar a domandare alla figliuola dell'Imperatore: «Mi vuoi per marito?» — fu un po' temerario da parte sua.