L’opuscolo Il canale di Suez e le rivendicazioni italiane, pubblicato da Antonio Monti nel 1940 (e preceduto da studi affini nel 1937), rappresenta un testo emblematico della saggistica geopolitica e storica del periodo fascista.

L’opera non è una semplice ricostruzione tecnica, ma un manifesto ideologico volto a legittimare le aspirazioni dell’Italia sul controllo e sulla gestione del Canale di Suez.

La tesi centrale è che il Canale di Suez non sia un’opera esclusivamente francese (legata alla figura di Ferdinand de Lesseps), ma il frutto dell’ingegno italiano. Lo storico dedica ampie sezioni alla figura di Luigi Negrelli, l’ingegnere trentino (per altro all’epoca suddito dell’Impero austriaco) che ideò il piano tecnico del canale, e ad altri esperti come Pietro Paleocapa. Monti sostiene che i meriti italiani siano stati sistematicamente oscurati dalla storiografia d’oltralpe e che l’Italia abbia dunque un “diritto morale” e storico sull’opera.

Il libro analizza criticamente l’amministrazione della Compagnie Universelle du Canal Maritime de Suez, denunciando il “cieco egoismo” di Francia e Gran Bretagna. Monti descrive il canale come un bene di interesse mondiale trasformato in uno strumento di dominio coloniale e finanziario da cui l’Italia, pur essendo uno dei principali utilizzatori, era ingiustamente esclusa a livello gestionale.

Scritto nel clima della propaganda imperiale successiva alla conquista dell’Etiopia (1936), il testo sottolinea come il canale fosse diventato il “polmone” dell’Impero italiano. Essendo la via obbligata per raggiungere l’Africa Orientale Italiana, Monti argomenta che la sicurezza nazionale e l’economia del Regno non potessero dipendere dal beneplacito di potenze straniere che controllavano i transiti. Attraverso il recupero di documenti inediti e lettere di protagonisti dell’Ottocento, lo storico cerca di dimostrare che le “rivendicazioni italiane” non erano pretese arbitrarie, ma il legittimo recupero di un’eredità storica e scientifica scippata, e fornisce la base dottrinale per le richieste diplomatiche dell’epoca: la partecipazione dell’Italia al consiglio di amministrazione della Compagnia, la riduzione dei pedaggi (giudicati esorbitanti) e la garanzia di neutralità effettiva del passaggio.

Sinossi a cura di Claudio Paganelli

Dall’incipit del libro:

Un recentissimo volume del deputato inglese Sir Arnold D. Wilson intitolato: «Il Canale di Suez, suo passato, presente e futuro» ha avuto una grande diffusione e parecchie edizioni, di cui una in italiano1. Fortuna non immeritata perchè il volume costituisce un chiarissimo e sobrio quadro storico delle vicende del Canale di Suez dalle sue origini; dei negoziati preliminari dei lavori per la sua realizzazione, dopo i quali viene narrato in che modo il canale di Suez sia passato in mano all’Inghilterra che tanto lo aveva ostacolato negli anni della sua costruzione. Nè si tralascia di illuminare il lettore sulle complicate questioni delle tariffe, della neutralizzazione, della gestione finanziaria, e finalmente sulle prove di resistenza che il Canale di Suez ha dato durante le ultime guerre, e specialmente durante la Guerra Mondiale, rispetto alle convenzioni internazionali. L’ultima parte prospetta in modo chiaro la questione del Canale di Suez rispetto alla politica ed al commercio mondiale sino a tutto il 1933.

Scarica gratis: Il canale di Suez e le rivendicazioni italiane di Antonio Monti.