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Il SARS-CoV-2 – per il suo grado di penetrazione, la sua mutevolezza, l’incertezza che ancora abbiamo nei confronti della sua stessa origine (è giunto a noi per “spillover”, o per delle maldestre sperimentazioni di laboratorio?), la sua elusività nei confronti di ogni tentativo di trovare rapidamente un vaccino – sembra mostrare una intelligenza e perfino una personalità tutte sue: come se, oltre a una specie di scaltrezza nel dribblare ogni nostra prevenzione e cura, manifestasse una specie di «gusto perverso» a scompigliare la nostra vita, ormai su scala globale. Ma è veramente possibile parlare in termini tanto antropomorfici del virus o non è vero forse il contrario: che abbiamo cioè incanalato verso di lui una delle nostre attribuzioni principali – la Ragione – perché, dopo i tanti fallimenti umani, sociali, ambientali (uno fra tutti: il Pacific Trash Vortex, la gigantesca isola di plastica da 15 milioni di chilometri quadrati, in mezzo al mare, formata da rifiuti di plastica non biodegradabili i quali, sfaldandosi, si riducono in pezzettini talmente piccoli che i pesci li ingoiano e muoiono, scambiandoli per plancton) non ci sentiamo più all’altezza delle sfide del mondo così come lo abbiamo voluto fino a qui?
Marco Senaldi, teorico dell’arte contemporanea già docente di estetica all’Università di Milano, propone una riflessione filosofica che parte dalla situazione emergenziale da CoViD-19 e giunge a immaginare il mondo come sarà (come vorremo che sia) quando tutto questo sarà finito, passando per l’esame e la critica della nostra realtà sociale sull’onda della riflessione di autori classici e contemporanei (da Hegel a Camus, da Marx a Habermas). Sfatando alcuni miti a buon mercato come l’elogio del tradizionale contrapposto al pernicioso razionale moderno (ricordando che alla base della pandemia potrebbe proprio esserci una delle pratiche cinesi tradizionali di cura, come l’impiego di sostanze di origine animale); e proponendo una interessante riflessione sull’impatto del linguaggio e sul ruolo della contraddizione nell’attuale dibattito collettivo. Una proposta di “inesistenzialismo” per noi che, sospesi tra la vita e la morte, fingiamo talvolta di poter voltarci dall’altra parte.
Marco Senaldi, L’astuzia del Coronavirus. Una riflessione filosofica intorno alla pandemia, ed. Piemme, 2020.